Archivio per : marzo, 2015

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Recensione del BlueBeacon Mini della BlueUp

Inauguriamo la nostra nuova sezione riguardante i beacon Made in Italy.
Ospite di oggi sarà la BlueUp col suo BlueBeacon Mini, che abbiamo smontato e testato per scoprirne i segreti. La BlueUp è la prima società italiana produttrice di beacon, vincitrice anche del prestigioso concorso “Terre di Siena Creative” 2013. L’azienda è di Colle Val D’Elsa, in provincia di Siena, città nota in tutto il mondo per la produzione di cristallo e in futuro, speriamo, anche per la produzione tecnologica!
Il BlueBeacon Mini è di dimensioni quadrate con un lato di appena tre centimetri, rendendolo perfetto per gli spazi indoor, da utilizzare soprattutto quando non si voglia mostrare. Il vero punto di forza, però, è l’estrema facilità con cui si configura il beacon, grazie al tool di configurazione di Bluep: anche il più insperto degli utilizzatori potrebbe configurare il proprio beacon con una facilità estrema, soprattutto sui valori major e minor. L’app legge i beacon BlueUp con rapidità estrema, è bastata farla partire che subito me lo ha riconosciuto (e non sempre le app di configurazioni beacon riconoscono i dispositivi con quasi velocità millesimale). Una funzione molto interessante disponibile sull’app è la possibilità di inserire una password, impedendo così ogni possibilità di modifica da parte di terzi.
Il beacon funziona molto bene ed è affidabile. Anche l’hardware ci è piaciuto, seppur la batteria ci è sembrata un po’ troppo grande (abbiamo beacon con batterie più piccole).
In definitiva il beacon ci è piaciuto molto, e riteniamo un ottimo lavoro quello compiuto della BlueUp, comparabile ai top di categoria come gli Estimote. Purtroppo mancano i supporti per gli sviluppatori, il che ne pregiudica in parte il giudizio.

BlueBeacon Mini
configurabilità: 10/10
funzionalità: 9/10
hardware: 9/10
rapporto qualità/prezzo: 7,5/10

BlueBeaconMini_Rev2 il BlueBeacon Mini della BlueUp

 

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Quando i beacon sono un successo: la pinacoteca di Palazzo Farnese

Qualche mese fa vi avevamo parlato del primo museo italiano a dotarsi di un’app che sfruttasse la tecnologia beacon: il museo di Palazzo Farnese di Piacenza. Lo scorso sabato noi di beaconitaly siamo stati nella piacevole città emiliana per scoprire il percorso coi beacon, ricavandone una bellissima impressione e delle gustose novità per il futuro.
Ma andiamo con ordine.
L’app del museo è stata pubblicata nel settembre 2014, creata da Ultraviolet, dinamica start-up piacentina vincitrice dell’edizione emiliana 2013 della StartCup. Attualmente è un’app semplice, dalla grafica essenziale e piacevole, limitata alla sola pinacoteca, di cui mostra tutte le opere, dividendole per autore e titolo e disponendole sulla mappa del museo; anche i beacon sono installati soltanto nella pinacoteca.
Diciamo attualmente perché, nelle prossime settimane, è annunciato un’espansione del servizio all’intera città di Piacenza, coi beacon utilizzati non soltanto per i beni culturali, ma anche per i servizi utili ai cittadini e agli uffici comunali, come ci ha rivelato Marco Boeri, CEO e fondatore di Ultraviolet. Un progetto che a noi di beaconitaly entusiasma e che seguiremo con assoluto interesse.
Torniamo comunque al museo.

present ImApp P.zzo Farnese_121 i beacon utilizzati all’interno di Palazzo Farnese

Scaricata l’app e scalate le imponenti scale del palazzo rinascimentale, entriamo in pinacoteca. E subito, alla prima opera, l’app ci segnala il primo beacon: lo scorgiamo, piccolo e bianco, col logo IMApp sul case, appeso ad un gancio, accanto alla Sacra famiglia di un ignoto pittore toscano cinquecentesco. I contenuti che l’app illustra sono molto completi ed esaustivi, corredati da una bella audioguida, una vera voce femminile registrata in studio, da ascoltare con piacere. Un lavoro di alta qualità che si ripete per tutte le opere del museo. Ciò che più mi ha colpito è la quantità di beacon piazzati lungo tutto il museo: sono veramente tanti, e devo fare i complimenti all’Ultraviolet per l’ottimo lavoro di calibratura poiché non abbiamo mai sperimentato alcuna confusione tra i segnali. Per ottenere ciò, i beacon hanno un raggio d’azione di circa un metro (ovvero la lunghezza di default del segnale), per cui funzionano solo in prossimità del quadro. Questa soluzione potrebbe dare alcune difficoltà in caso di giornate particolarmente affollate, ma crediamo che sia perfetta per un museo medio come quello piacentino. Ottimo è anche lo sfruttamento dello spazio di Palazzo Farnese, che presenta quadri di grande dimensione: spesso i beacon sono stati collocati per coprire l’intera superficie del dipinto, in modo che sin dal primo sguardo sulla pittura, l’app ne illustri il contenuto.

La visita è scorsa entusiasmante per tutte le dieci sale, l’unico rammarico è non aver potuto osservare la Madonna adorante il bambino con san Giovannino di Botticelli, vanto del museo, attualmente in prestito in Giappone. Molto bella la sala con le opere del Brescianino, pittore non secondo ai più famosi vedutisti veneziani, e splendido l’allestimento della collezione Rizzi-Vaccari. L’app dell’Ultraviolet ha contribuito tantissimo a rendere la visita splendida, aumentando le possibilità di interazione col museo. Vista la grande quantità di beacon, noi ci divertivamo ad indovinare quali quadri, all’interno della sala, erano dotati di beacon, aggiungendo un pizzico di divertimento ad una visita prettamente culturale. La pinacoteca non è d’altronde un museo “facile”, nessun autore di grande richiamo è al suo interno (eccezion fatta per il già citato Botticelli) mentre la maggior parte dei dipinti sono stati compiuti durante periodi poco noti al grande pubblico; tuttavia, grazie all’app e agli ottimi contenuti, siamo sicuri che il museo piacentino può diventare un vero polo per la valorizzazione della pittura sei-settecentesca italiana.
Il nostro giudizio non può altro che essere entusiasta. L’esperienza è stata splendida, talvolta quasi perfetta, e molto merito deve essere dato sia agli ottimi contenuti forniti dal museo, che dall’ottimo lavoro dell’Ultraviolet. Peccato che alcuni beacon si siano rotti nel corso di questi mesi (come mi hanno mostrato i custodi del museo), altrimenti siamo sicuri che avremmo avuto giudizi ancora più elevati. Siamo molto curiosi di sapere come sarà l’evoluzione futura del progetto, le poche indiscrezione avute ci fanno sperare in qualcosa di unico che si avrà a Piacenza.

Consigliamo di visitare la città emiliana durante le imminenti vacanze di pasqua, e tornare in estate dopo l’ampliamento del servizio, così da essere partecipi di tutti i singoli miglioramenti apportati nelle prossime settimane. Piacenza è una città molto piacevole, con belle chiese medievali e alcuni musei con delle chicche speciali (come il Collegio Alberoni, che ospita l’Ecce homo di Antonello da Messina, una delle opere più famose del pittore siciliano), e merita anche più visite per conoscerla tutta. Inoltre, visto già l’ottimo lavoro svolto all’interno di Palazzo Farnese, siamo sicuri che Ultraviolet ci stupirà tantissimo: per questo consigliamo a tutti di seguire ogni evoluzione di questo progetto di sicuro successo.

 

In copertina, l’esterno del rinascimentale Palazzo Farnese

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I Beacon e il Complesso Museale di San Francesco a Montefalco

Il museo di Montefalco, venerdì 13 marzo, ha inaugurato il proprio percorso coi beacon all’interno dell’interessante Complesso Museale di san Francesco. Questo è il primo esperimento di un progetto di più ampio respiro, che prevederà anche l’installazione di beacon all’interno dei musei dei dodici paesi del circuito Terre&Musei dell’Umbria, Noi di beaconitaly siamo andati nella splendida cittadina umbra per raccontarne il percorso e testare questa sperimentazione guidata dalla regione Umbria. Il museo di Montefalco si divide in tre sezioni: la pinacoteca, dove sono conservati dipinti e affreschi dal XIII al XVII secolo, oltre che suppellettili sacre, divise settecentesche e una parte dedicata alle mostre di arte contemporanea; l’ex-chiesa di san Francesco, che ospita al suo interno numerosi affreschi dal periodo del gotico giottesco fino al secondo rinascimento con l’”internazionale” Perugino; infine la cantina dei frati, col museo lapideo e la curiosa sezione dedicata all’industria del vino Sagrantino nel corso dei secoli. I beacon, degli Estimote di colore azzurro, si trovano in ognuna delle sezioni e raccontano le opere più famose del museo fornendo dei contenuti speciali (che non sveleremo per non rovinare la sorpresa!) non disponibili nelle guide turistiche. Attivato il bluetooth e avviata l’app (che consigliamo di scaricare prima di accedere al museo poiché non tutte le sezioni sono coperte dal wifi), ci adentriamo nel percorso, e mentre il nostro sguardo è attratto dalle pianete e dai piviali conservate nella prima sala, subito il nostro ipad intercetta il beacon di Antoniazzo Romano (opera che in questi giorni è in partenza per l’Expo). La prima cosa che notiamo è che la potenza del beacon è molto alta, ben oltre i quattro metri, mentre la frequenza di trasmissione sembra essere più bassa del normale. Osservata l’opera del più importante rappresentante del rinascimento laziale, e scoperti i contenuti speciali sui santi antoniazziani, ci addentriamo in una nuova sala e qui il nostro ipad intercetta il beacon dedicato alla Madonna del Soccorso di Francesco Melanzio, elegante autore nativo di Montefalco intriso delle atmosfere cortesi tipiche del Perugino e del Pinturicchio. Questo è probabilmente il contenuto speciale più interessante offerto dal museo, o almeno è quello che abbiamo apprezzato maggiormente! Purtroppo intorno all’opera di Melanzio si lega l’unico neo della visita al complesso: il beacon di Antoniazzo Romano si sovrappone al segnale (più debole) proveniente dal Melanzio, rendendo instabile la visualizzazione fino a pochi metri dalla Madonna del Soccorso. Un piccolo problema che siamo sicuri può essere risolto con facilità. Il percorso prosegue scendendo alla chiesa di san Francesco. Qui i beacon sono molto distanti tra loro e non si disturbano a vicenda: uno si trova nella controfacciata, pronto a raccontare della Natività, Annunciazione e Padre Benedicente del Perugino, mentre l’altro si concentra tutto su Benozzo Gozzoli, il suo ciclo con le Storie di San Francesco nell’abside e la lettera autografa conservata nella stessa chiesa. Osservato tutto, si scende per la terza e ultima sezione del museo. Appena varcata la soglia d’ingresso, l’iPad intercetta subito il segnale del sensore beacon installato, e così parte l’unico contenuto multimediale del percorso: un filmato sul Sagrantino; solo che col volume alto e senza avvisi, ci siamo presi uno spavento non appena è partita la musica del video: in futuro, un avviso di ricezione di questi tipi di contenuti potrebbe evitare qualche infarto! In generale, il percorso è piacevole e funzionale, seppur limitato alle sole opere più famose. Riteniamo interessante un’ampliamento del percorso beacon, includendo anche quegli artisti meno noti ma dalla forte caratura artistica, come l’ottimo Maestro espressionista di Santa Chiara, uno dei più originali maestri giotteschi della seconda generazione, il buon Giovanni di Corraduccio e persino uno dei più interessanti artisti umbri del Quattrocento: Niccolò Alunno, creando così proprio un percorso di conoscenza dell’evoluzione della pittura umbra. In più, non sarebbe male l’inserimento di un audioguida per raccontare le opere. L’esperienza, comunque, è molto positiva. I contenuti sono piacevoli e ben fatti, inoltre il museo di Montefalco, per quanto piccolo, conserva opere di splendida fattura, un piccolo gioiello di cui noi italiani dovremmo essere fieri. I lavori di Benozzo Gozzoli, inoltre, sono veramente trai cicli pittorici quattrocenteschi più belli che si possano incontrare fuori dalla Toscana. Noi abbiamo adorato Montefalco, il suo museo e apprezzato l’esperimento dei beacon. Vi consiglio di andarci, assaggiare un bicchiere di buon Sagrantino, attivare il bluetooth e godervi uno dei più bei luoghi di quella terra splendida e misteriosa dell’Umbria!

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Internet delle cose: una breve spiegazione

Voglio spiegare in poche parole la definizione di Internet delle Cose (IoT, internet of things), un argomento attuale e strettamente legato ai nostri beacon.
Quando si parla di IoT si intende la possibilità di estendere la connessione ad internet a tutte le “Cose” del mondo reale, così da rendere l’intero mondo sempre connesso.
Per “Cose” si intendono tutti gli elementi della realtà che possono essere identificati da un numero identificativo, sia che essi siano oggetti o essere viventi: in questo modo, saranno “Cose” non soltanto televisioni, frigoriferi, automobili o fotocamere, ma anche persone portatrici di pacemaker, animali dotati di un chip elettronico, o un albero all’interno di un parco. Grazie alla connessione internet, gli oggetti possono comunicare tra loro e scambiarsi informazioni, senza più la necessità che un essere umano che le gestisca e trasmetta. Pensate alle possibili implicazioni positive di un mondo costantemente connesso, prendiamo il caso di un portatore di pacemaker: se l’apparecchio dovesse avere qualche funzionamento, esso manderebbe subito una segnalazione via internet ad un dispositivo capace di leggerla, che a sua volta la trasmetterebbe ad’ambulanza, che potrebbe quindi intervenire con tempestività anche se il malcapitato dovesse trovarsi solo in casa o in qualche luogo isolato. Il numero identificativo, inoltre, funge da carta d’identità della “Cosa”, per cui ogni segnale trasmesso potrà riferirsi soltanto a colui che lo ha emesso.
Attualmente l’IoT interessa soprattutto settori come la robotica o la domotica, ma è sicuro che a breve riguarderà ogni aspetto della nostra vita, non appena verranno risolte le problematiche di privacy e sicurezza che si portano dietro. Se ci pensate bene, già oggi, seppur tramite i beacon, è possibile far dialogare i nostri smartphone con i luoghi del mondo reale, come musei, negozi o scuole. In un prossimo futuro l’Iot saranno all’interno di quasi tutti gli oggetti costruiti nel mondo, e allora sì che vivremmo totalmente immersi in un mare di informazioni.

A concludere, inserisco un video di Jhon Barrett che spiega, durante una delle famose chiacchierate di Ted, il mondo dell’Internet delle Cose. Ha ormai più di due anni, ma Jhon Barret non nasconde i rischi dell’IoT, per cui è oltremodo interessante.

Breve riflessione sui beacon in un negozio di giocattoli

In una recente ricerca di Google si dimostra che le persone che utilizzano lo smartphone come assistente d’acquisto all’interno del punto vendita sono pari all’84%: è qui che i beacon entrano in scena.

L’idea che un negozio, dopo aver riconosciuto uno smartphone nelle vicinanze, invii notifiche push con offerte e promozioni da spendere direttamente in store, e, una volta dentro, consigli quali prodotti scegliere in base ad interessi specifici e personalizzati, secondo me è qualcosa di fantastico.

E’ mio auspicio vivere un’esperienza di marketing coi Beacon in un negozio di videogiochi o giocattoli; dove ancor prima di comprare un videogioco mi piace conoscerne la storia e poi eventualmente provarlo, per cui mi metto a guardare videotutorial e faccio le mie ricerche su internet.

Su quest’ultimo aspetto mi piacerebbe qualcosa di più veloce e diretto, come appunto un sensore beacon, che invii delle notifiche sullo smartphones in base a quale oggetto stai guardando in quel momento. Mi farebbe sentire più consapevole e deciso per la scelta che sto per fare, rendendo ogni acquisto più concreto, più sentito.

Inoltre secondo me, questa tecnologia potrebbe migliorare ancor di più il contatto diretto che hanno i bambini con i giocattoli, mostrando loro semplicemente dei video o delle sequenze di immagini.

Mi auguro che questo mio desiderio venga in qualche modo preso in considerazione da tutti quelli che lo vorranno.

 

Alfonso

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La casa di Rubens apre le porte ai beacon

iBeacon porta il museo a nuova vita

L’agenzia di comunicazione digitale Prophets ha recentemente creato un prototipo iBeacon nella casa-museo di Rubens, ad Anversa, in Belgio. Con iBeacon, Prophets sta studiando come i visitatori possano dialogare con il lavoro del maestro Peter Paul Rubens. In questo modo, una tecnologia innovativa sta infondendo una nuova vita al classico mondo dell’arte.

La tecnologia iBeacon lo rende possibile localizzando i visitatori dentro il museo. I beacon sono wireless e sono installati all’interno dell’edificio storico senza alcun intervento strutturale. I visitatori scaricano la app alla biglietteria dell’edificio o prendono in prestito un dispositivo smart. Quando entrano nella corte interna, il beacon manda una notifica all’app, e i visitatori sono invitati ad immergersi nella storia del portico grazie alla realtà aumentata.

I beacon sono stati testati nelle varie stanze del museo. I visitatori utilizzato l’app come un GPS indoor, e seguono un tour guidato tematico e personalizzato. In ogni stanza sono stimolati ad interagire con le opere d’arte. Per esempio, sulla base di un ritratto si può comporre l’albero genealogico di Rubens.

Se si sta cercando un particolare capolavoro, non appena ci si avvicina all’opera cercata, iBeacon invia una conferma tramite una notifica push. Sullo schermo si può zoomare in dettaglio l’opera, guardarne i raggi-X e risolvere alcuni quiz.

Prophets sta studiando i primi test per capire la collocazione permanente dei beacon per tutti i dispositivi mobile. Le applicazioni creative con i beacon sono incorporate in un’app totalmente sviluppata. Prophets e la casa-museo di Rubens vogliono migliorare la visita al museo con un impianto digitale e interattivo, offrendo così allo spettatore un’esperienza arricchita.

Leggi la storia completa sul sito: www.prophets.be/work/#/ibeacon

Guarda il filmato sull’esperienza: www.vimeo.com/prophetsagency/ibeacon

Scarica le foto della stampa tramite Wetransfer: http://we.tl/3WDAoCh4l4

 

tradotto da www.beaconitaly.it

 

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La scuola e i beacon

La Stephen Perse Foundation (situato a Cambride, Regno Unito, ndt) è un gruppo di sei scuole fondato nel 1881 che sono sempre state all’avanguardia nella ricerca sull’educazione. Ogni studente possiede un iPad, dai maturandi alla sesta classe (che corrisponde all’incirca alla nostra prima media, ndt), permettendogli di esplorare le potenzialità delle nuove tecnologie nell’insegnamento, come i beacon. Avendo conosciuto i beacon, la scuola era desiderosa di scoprire come utilizzarli per migliorare le esperienze di studio degli studenti e per dare ai ragazzi di ogni età contenuti specifici per ogni luogo di tutta la scuola. A seguito di una prima consultazione con locly (una società di software, ndt), la scuola decise di esplorare i seguenti punti chiave per la fase uno di un progetto basato sui beacon.

  • Creare un’app per gli studenti
  • Creare zone per l’apprendimento e display per il “self-discovery”
  • Creare dei “discovery/information point”
  • La “Open Day Custom Beacon” app
  • Esplorare il lavoro condiviso e di gruppo

1) “Student Beacon App”

Locly ha sviluppato una beacon app, per insegnanti e studenti, da riempire con contenuti dinamici utilizzando locly.com. I contenuti sono molto facili da creare: per esempio, condividere un corso su iTunes U è facile come copiare un link. Ogni modifica o nuovo contenuto apparirà immediatamente sull’app degli ‘iPad degli studenti. I contenuti sono mostrati sull’app come delle miniature che gli studenti possono facilmente scorrere. Premere su una miniatura rivela nuove informazioni sotto forma di:

testi, foto, video, file audio, widgets interattivi, estratti da iBook, documenti su Google Drive, corsi di iTunes U e molto altro.

I contenuti dell’app sono bloccati, così da essere visibili soltanto dagli insegnanti e dagli studenti quando essi sono vicini ad un beacon. Per ragioni di ulteriore sicurezza, entrambi devono autenticarsi all’app per accedere ai suoi contenuti.

2) Zone per l’apprendimento: wunderkammer

La wunderkammer (o gabinetto delle curiosità) è un incredibile spazio di apprendimento ed era il posto perfetto per configurare diverse zone con i beacon. Le miniature sono create per ognuno dei beacon usando estratti dal libro multi-touch della scuola, creato usando autori di iBook. Sono stati creati contenuti utilizzando fotografie, immagini, video e file audio, più alcuni widgets Bookry interattivi. Gli studenti possono esplorare la wunderkammer per scoprire contenuti dal beacon più vicino a loro e saperne di più.

“Self Discovery Display”: il centro di arti visive

Il centro di arti visive è un centro di creatività all’interno della scuola, dove gli studenti hanno la libertà di esplorare approcci interdisciplinari e sperimentarsi con nuove emozionanti idee – il posto perfetto per i beacon.

La struttura possiede ora 10 beacon, ognuno dei quali ha una specifica funzione: raccontare storie riguardo le opere d’arte principali, incluse informazioni sugli artisti, le loro influenze, e come hanno elaborato l’opera, passo dopo passo. Testi, video e audio sono utilizzati nella miniatura e widgets interattivi come “prima&dopo” hanno un grandissimo effetto. L’arte digitale svolge un importante ruolo nel centro, e i beacon sono utilizzati nel processo di creazione, presentazione e giudizio da studenti e insegnanti.

3) “Discovery point”: Poesia&Blog del giorno

La biblioteca della scuola adesso ha il suo beacon, che mostra ogni giorno agli studenti una poesia differente da scoprire. Gli studenti possono inoltre premere su una miniatura per aprire un Google Form per richiedere un libro. Un beacon è stato piazzato anche nell’ingresso principale, per mostrare un blog alla mattina. Lo studente può leggerlo quando arriva, mentre nel pomeriggio ne troverà uno differente quando tornerà a casa. Questo beacon è utilizzato anche per inviare notifiche agli studenti tramite la app.

4) “Open Day Custom Beacon” App

Grazie a locly la scuola può controllare quando e dove i loro contenuti possono essere visti. Una delle opzioni disponibili è permettere la visione dei contenuti in ogni momento, non soltanto nella prossimità di un beacon. La scuola ha utilizzato locly per creare un progetto Open Day. Questo include contenuti presi dai loro prospetti informativi, ed è corredato con file audio, video e importanti documenti pdf. Il progetto è stato inglobato all’interno dell’app personalizzata per genitori e visitatori, scaricabile all’app store.

5) Lavorare e condividere in gruppo

La tecnologia beacon ha introdotto un nuovo modo di lavorare e condividere in gruppo. Senza alcun bisogno di email e codici, glis tudenti e gli insegnanti possono facilmente condividere contenuti digitali miniaturizzati quando sono uno vicino all’altro. La Stephen Perse Foundation e locly stanno attualmente sviluppando le seguenti funzionalità beacon nelle classi:

  • iPad come beacon: Un insegnante può premere a lungo su una miniatura per inviarla dal proprio iPad. La miniatura apparirà immediatamente sull’app di ogni iPad vicino.
  • Annotazioni&ritorno: Un insegnante condivide un documento con gli iPad vicini. Lo studente può annotarlo sul proprio iPad e rispedirlo indietro all’insegnante e/o su Google Drive.
  • Google Drive: Ogni documento condiviso tramite la app di locly verrà salvato direttamente su Google Drive. Ogni schema di un gruppo sarà presa e usata per gestire i contenuti.
  • Contenuti programmati: Locly è ottima per la condivisione ad-hoc, ma gli insegnanti possono impostare che i contenuti siano visibili soltanto in un giorno e ora precisi, e per un determinato periodo di tempo.

 

traduzione da parte di: www.beaconitaly.it

 

Fonte: Educate1to1.org

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