Archivio per : settembre, 2015

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Eddystone, il nuovo formato Google

Il 16 Luglio 2015 Google ha rilasciato il nuovo formato Eddystone, in grado di ampliare le funzionalità dei beacon, e di conseguenza, anche la loro possibilità di utilizzo.

Che cosa è Eddystone?

Descrivendolo in poche parole, Eddystone è l’unione tra i formati iBeacon e Uribeacon in un solo formato: in pratica, l’evoluzione che ci aveva già anticipato Valter Foresto di iBlio in una nostra intervista ad aprile. Con Eddystone, quindi, si semplifica la programmazione, in quanto essi “dialogano” in un linguaggio comune.

Vediamo come funziona. Premetto subito che per l’utente finale (ovvero, chi riceve le notifiche), le differenze non saranno visibili: Eddystone, infatti, non modifica il modo con cui si ricevono le notifiche. Diverso invece il discorso per chi programma.

Eddystone si compone di tre grandi pacchetti: il E-UID, che ricalca il formato iBeacon; il E-URL, riguardante la parte Uribeacon; e d infine il E-TLM, la cui funzionalità spiegherò più tardi. Devo inoltre aggiungere che Eddystone è open source, al contrario del formato iBeacon; inoltre la prima è nativa sia per Android che iOS. Ciò comporta possibilità di personalizzazione molto più ampie rispetto ai formati iBeacon, utili soprattutto in contesti ambientali particolari, come, ad esempio, quello industriale o di software integrato.

Il pacchetto E-UID include una novità molto importante: la stringa di codice inviata da un beacon formato Eddystone è differente rispetto ad uno formato iBeacon. La stringa E-UID infatti è formato da due elementi: il Namespace, di 10byte, e l’Instance, di 6byte, per un totale di 16byte, mentre l’iBeacon ne ha tre: UUID (16byte), Major (2byte) e Minor (2byte), per 20byte totale. Il Namespace corrisponde, nella funzione, all’UUID, mentre l’Instance svolge la stessa funzione del Major e Minor. Questo comporta un codice più snello, anche se meno articolato rispetto a quello della Apple. Come per il formato iBeacon, per leggere le notifiche E-UID è necessaria un’app che riconosca il codice e attivi i contenuti ad esso associati.

Il pacchetto E-URL si caratterizza, invece, per una voce molto semplice: URL. Questo perché l’E-URL, riprendente il formato Uribeacon lanciato dalla stessa Google, deve compiere una sola azione: trasmettere un sito web ai dispositivi degli utenti. La dimensione della stringa, quindi, è direttamente proporzionale alla lunghezza dell’url desiderato. Per poter leggere un E-URL è necessario uno scanner per il Physical Web (qui una versione iOS e qui Android).

Il pacchetto più interessante è il E-TLM. Essa consente la gestione di un’intera flotta di beacon, per tutti quegli aspetti riguardanti la manutenzione e il loro stato di salute. Sono pacchetti di data inviati in aggiunta al classico segnale beacon, leggibili soltanto dal proprietario del dispositivo, o da chi si occupa della manutenzione. Questi pacchetti di dati includono informazioni riguardo alla stringa (o URL) trasmessa, ma anche altri aspetti quali la temperatura interna del beacon, la condizione della batteria e altri dati ancora, a seconda del sensore presente all’interno del beacon. Un sistema che agevola enormemente il lavoro a chi si occupa di beacon, soprattutto in caso di un gran numero di dispositivi. Inoltre, questo pacchetto permette l’integrazione con la Proximity API e la Nearby API di Google, con la possibilità di accedere ad informazioni riguardanti il beacon specifico contenute all’interno dei Cloud di Mountain View.

In conclusione, Eddystone non è quel sistema rivoluzionario annunciato da molti, ma un formato che racchiude quelle funzioni più volte invocate dagli sviluppatori e dagli esperti marketing. Esso infatti non cambia il rapporto dell’utente finale nei confronti del beacon, ma il modo di lavorare con essi.

Siamo curiosi di vedere la risposta di Apple a questo nuova uscita di Big G.

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Le novità di iBlio

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Il beacon iBlio “Long Range” alimentato a Celle Solari (modello B06)

Durante l’estate è stato ufficializzato il nuovo catalogo della innovativa iBlio, azienda torinese specializzata nella produzione di beacon, con un occhio di riguardo al mondo dell’industria. Il rapporto stretto col mondo industriale, ha permesso ad iBlio di progettare beacon innovativi, con alcune funzioni molto interessanti.

Ricordo inoltre che la iBlio è stata la prima azienda europea a credere nel progetto UriBeacon, oltre ad essere una delle prime al mondo ad aver incluso il nuovo modulo Eddystone di Google: questo perché l’azienda torinese, fin dalla sua nascita, collabora con Mountain View nel suo progetto beacon!

Ma adesso guardiamo con attenzione alle novità presenti nel catalogo!

La prima cosa da notare è il notevole miglioramento estetico dei primi modelli creati da iBlio, i beacon da noi provati a Marzo (leggi qui). Adesso il case si presenta gradevole alla vista e con un attacco migliorato, in quanto sono presenti più fori per diverse tipologie di viti, oltre ad aver migliorato le prestazioni dichiarate della batteria. Migliorie che testimoniano il lavoro costante dell’azienda.

I beacon veramente interessanti, però, sono gli ultimi presentati, ovvero quelli sviluppati durante l’ultima primavera. Il primo di cui trattiamo è il Beacon a Celle Solari, il B05, primo modello in serie al mondo a prevedere l’uso di celle solari per alimentare la batteria. Sono evidenti i vantaggi di questo tipo di soluzione, soprattutto se usati in spazi all’aperto e soleggiati, oppure all’interno di una vasta area dove fare manutenzione dei beacon è difficile e costoso, risparmiando così tempo e denaro per l’ordinaria amministrazione.

L’altro modello dalle potenzialità eccellenti è il cosiddetto “Long Range” (modello B08), capace di emettere segnali fino alla distanza di 450 m, oltre sei volte la potenza di un beacon normale! Certo, la qualità di ricezione del segnale a così ampia distanza dalla sua fonte è tutta da verificare, ma siamo certi che in alcuni contesti, specie in campo industriale, questa incredibile potenza di segnale può avere un grandissima utilità.

Ovviamente esiste anche il modello che unisce le Celle Solari al “Long Range” (il B06), con l’obiettivo di creare un superbeacon, perfetto per ogni situazione.

Tutti i nuovi modelli hanno ottenuto la certificazione IP68, garantendo così una protezione quasi assoluta sia da acqua che da polvere.

Bisogna però segnalare che questi ultimi modelli sono di grandi dimensioni, ed inoltre hanno un costo molto elevato, il che li rende adatti ad un uso nell’ambito professionale ed industriale.

Ormai è chiaro che i beacon stanno mostrando potenzialità inaspettate, e non ci resta altro scoprire ed esplorare tutti i futuri sviluppi nel campo dell’hardware!

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Il nuovo zaino Seven The Double Digit: come portarsi i beacon a scuola!

Siamo a settembre e a breve ripartirà la scuola, tempo quindi di ultimi acquisti in vista dell’importante rientro. Una novità attende, però, tutti gli appassionati di tecnologia: lo zaino The Double Digital della Seven. Cosa ha di particolare questo zaino? Ovviamente che include al suo interno un beacon!

La Seven è la prima azienda a proporre questo particolare binomio, in uno dei più grandi e innovativi progetti beacon europei. La presenza del beacon all’interno del Double Digital permette alcune funzionalità interessanti, come la possibilità di localizzare il proprio zaino o quello degli amici (con conseguente impossibilità di utilizzare la vecchia scusa “mamma, non posso andare a scuola, non trovo lo zaino”…), ma anche quello di connettersi automaticamente all’App Seven, o permettere la condivisione di contenuti social con tutti i propri amici.

Il Double Digital si caratterizza inoltre, per essere un prodotto totalmente Made in Italy, sia per quanto riguarda lo zaino stesso (garantito dalla qualità Seven), sia per la parte più tecnologica: l’app infatti è stata sviluppata dai lombardi della AppForGood, mentre i beacon sono il modello Mini della BlueUp di Colle Val D’Elsa, modello che noi di Beaconitaly conosciamo bene e abbiamo già avuto modo di testare. Un prodotto che si preannuncia di grande qualità, in quanto sono proprio le aziende coinvolte a fare della qualità un proprio marchio di fabbrica.

La novità del prodotto è indiscutibile, e l’utilizzo dei beacon in un contesto molto diverso dai soliti, come appunto il mondo degli accessori, è un’idea originale, qualcosa che rende reale e accessibile a molti il cosiddetto IoT (internet of things). Non deve meravigliare che sia proprio l’italiana Seven ad aver pensato ciò, poiché la società piemontese da sempre si caratterizza per prodotti capaci di integrarsi con le ultime tecnologie disponibili.

Con l’inizio delle scuole alle porte, uno zaino tecnologico potrebbe essere veramente un ottimo modo di presentarsi!

Beacon Forte della BlueUp

Il Beacon Forte della BlueUp è il nuovo modello prodotto dalla società colligiana, uscito proprio durante questi mesi estivi. Il beacon Forte è pensato per un uso prettamente esterno, per questo si presenta con un case irrobustito e con alcuni accorgimenti volti a resistere alle peggiori condizioni climatiche.

Scopriamo più in dettaglio il beacon. A livello di funzionalità, il Forte si dimostra degno degli altri modelli della BlueUp: un beacon veloce, affidabile, dal segnale molto stabile, con una circuteria ricavata direttamente dal precedente modello Maxi (leggi la recensione). La durata prevista, inoltre, è molto alta, in quanto il Forte si alimenta con batterie CR123A al litio, con un’attività prevista superiore ai 2 anni.

La vera differenza rispetto ai modelli precedenti, riguarda invece la struttura. Il case, come già annunciato, è più robusto e spesso rispetto ai modelli precedenti: anche il peso di conseguenza è aumentato, e ciò ha richiesto un attacco più robusto per poterlo installare. Molta importanza è stata data anche all’impermeabilizzazione: una serie di guarnizione garantisce una protezione molto elevata nei confronti di umidità e infiltrazioni; inoltre, ad ulteriore protezione dei circuiti dell’antenna, è stato steso uno strato di resina, così da isolarla da umidità e polvere. Non a caso, il beacon Forte ha ottenuto la certificazione IP65.

Come tutti i modelli BlueUp, uno dei punti di forza del beacon è la sua configurabilità: grazie all’app messa a disposizione, impostare distanza o potenza di trasmissione è un’attività semplicissima. Diverso il discorso riguardante la programmazione, poiché la BlueUp, come sua abitudine, non ha a disposizione sdk specifici. Altro punto a sfavore è l’aspetto estetico, in quanto il Forte ha un design molto semplice e minimale, da componente elettrico, ed è sicuramente un aspetto migliorabile.

In conclusione, la BlueUp ha sformato un altro ottimo prodotto. Il fatto di essere pensato per un uso esclusivamente esterno, ha permesso ai tecnici colligiani di curare con accuratezza proprio la sua custodia, che in effetti si presenta molto avanzata. Il nostro consiglio è, ovviamente, di utilizzare il Forte soltanto per uso esterno, anche in posizione molto esposta.

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