Archivio per : gennaio, 2017

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Beacon e musei

Nonostante che non siano più una novità nell’ambito della fruizione museale, ancora non sono state ben comprese le potenzialità dei beacon all’interno dei musei, come ho potuto osservare durante molte delle mie innumerevoli visite. In questo articolo vorrei quindi riportare le riflessioni nate durante la mia attività lavorativa, senza la pretesa che siano verità assolute.

Un uso pigro del mezzo

L’errore più comune fatto all’interno del museo è la pigrizia con cui vengono progettati i percorsi integrati coi beacon. Spesso, infatti, i beacon sono sfruttati come un semplice sostituto del QR code (o del più classico codice numerico tipico delle vecchie audioguide), ovvero come uno strumento un po’ più interattivo per accedere ai contenuti. In questa maniera, l’interazione beacon-smartphone viene sfruttata come una semplice alternativa ai più classici strumenti in dotazione ai musei, senza quindi creare una reale interazione tra il museo e il visitatore.

Innovazione incompresa

Il rischio principale di utilizzare i beacon in questa maniera, senza alcuno sforzo nell’immaginare una fruizione più articolata, è quello di rendere questa tecnologia poco interessante per il visitatore, poiché non ne riceve alcun vero vantaggio. Un visitatore può accedere ai contenuti del museo sfruttando l’app in maniera più immediata tramite il touch, senza quindi dover attivare il bluetooth e attendere i tempi tecnici di ricezione del segnale beacon (che ricordo sono trasmessi alla velocità di 1 segnale al secondo), oltre ad evitare gli svariati limiti tecnici che i beacon portano inevitabilmente con sé (qualità del segnale, interferenze, ecc.). Si intuisce, quindi, che un grosso investimento in beacon possa non essere recepito dal visitatore se coi beacon non si crea qualcosa di realmente innovativo all’interno del museo.

Le potenzialità

Per comprendere come sfruttare le potenzialità dei beacon nei musei, è bene ricordarsi la logica su cui si basa il loro funzionamento. I beacon consentono all’app di fare una determinata operazione in un preciso e definito punto dello spazio; ribaltando il concetto, un’app può mostrare una determinata informazione solo all’interno del raggio d’azione del beacon. Da ciò si comprende che il modo migliore di sfruttarne le capacità è creare contenuti che possano essere visti solo all’interno di quel raggio d’azione. Per contenuti non intendo schede più approfondite o maggiori informazioni (anzi, sarebbe proprio da evitare, ma questo apre tutto un altro capitolo che non posso e voglio approfondire qui), ma vere e proprie “estensioni” dell’esperienza di visita, da viversi all’interno del museo.

Ampliare l’esperienza della visita

Quando incontro i responsabili dei musei, suggerisco sempre di non pensare al patrimonio, ma alla visita, a cosa provano i visitatori, e cosa dare loro per ampliare l’esperienza vissuta in un museo. Mi trovo spesso a suggerire di utilizzare suoni d’ambiente, da far partire in automatico sull’app all’ingresso delle sale, oppure di video che raccontano aspetti diversi dalla narrazione ufficiale del patrimonio. Idee già viste in alcune esposizioni, ma il vantaggio di utilizzare i beacon è quello di farlo partire all’inizio della propria visita personale, senza aggiungersi a quelle altrui (quante volte, in museo, uno non si sofferma su un filmato perché già a metà o oltre?), senza considerare che coi beacon occupano spazi molto inferiori rispetto a casse o a salette con la televisione, oltre ad aver costi molto più ridotti sia per l’acquisto, sia per il loro funzionamento.
Sono molte le idee che possono venire in questa ottica: raccontare una sala, indicare percorsi tematici diversi dal solito, guidare i visitatori tra le sale come un navigatore, mostrare giochi, , ecc… qualsiasi idea va bene, l’importante è che sia qualcosa da viversi solo all’interno del museo, e, ancor di più, all’interno di una specifica sezione del museo. O perché no, anche all’esterno, per presentare la collezione del museo, provando così una diversa accoglienza del visitatore rispetto agli standard italiani (basta un cartello posizionato all’esterno del museo che inviti a scaricare l’app e attivare il bluetooth, per fare ciò).

Conclusioni

Quando si progetto un allestimento museale coi beacon, bisogna quindi tenere presente che non devono essere utilizzati per dare delle semplici informazioni di catalogo (come la descrizione di un quadro), in quanto esistono molti strumenti diversi e anche più immediati; tuttavia si deve ragionare su cosa offrire in più al visitatore, a quali sorprese può avere tra le sale del museo, a quali vantaggi può ricevere utilizzando questa tecnologia. Un approccio diverso dalla normale museografia, ma che punti più verso l’aspetto emozionale ed esperienzale, che miri a rendere la visita museale più immersiva e meno letteraria.

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