Quando i beacon sono un successo: la pinacoteca di Palazzo Farnese

Qualche mese fa vi avevamo parlato del primo museo italiano a dotarsi di un’app che sfruttasse la tecnologia beacon: il museo di Palazzo Farnese di Piacenza. Lo scorso sabato noi di beaconitaly siamo stati nella piacevole città emiliana per scoprire il percorso coi beacon, ricavandone una bellissima impressione e delle gustose novità per il futuro.
Ma andiamo con ordine.
L’app del museo è stata pubblicata nel settembre 2014, creata da Ultraviolet, dinamica start-up piacentina vincitrice dell’edizione emiliana 2013 della StartCup. Attualmente è un’app semplice, dalla grafica essenziale e piacevole, limitata alla sola pinacoteca, di cui mostra tutte le opere, dividendole per autore e titolo e disponendole sulla mappa del museo; anche i beacon sono installati soltanto nella pinacoteca.
Diciamo attualmente perché, nelle prossime settimane, è annunciato un’espansione del servizio all’intera città di Piacenza, coi beacon utilizzati non soltanto per i beni culturali, ma anche per i servizi utili ai cittadini e agli uffici comunali, come ci ha rivelato Marco Boeri, CEO e fondatore di Ultraviolet. Un progetto che a noi di beaconitaly entusiasma e che seguiremo con assoluto interesse.
Torniamo comunque al museo.

present ImApp P.zzo Farnese_121 i beacon utilizzati all’interno di Palazzo Farnese

Scaricata l’app e scalate le imponenti scale del palazzo rinascimentale, entriamo in pinacoteca. E subito, alla prima opera, l’app ci segnala il primo beacon: lo scorgiamo, piccolo e bianco, col logo IMApp sul case, appeso ad un gancio, accanto alla Sacra famiglia di un ignoto pittore toscano cinquecentesco. I contenuti che l’app illustra sono molto completi ed esaustivi, corredati da una bella audioguida, una vera voce femminile registrata in studio, da ascoltare con piacere. Un lavoro di alta qualità che si ripete per tutte le opere del museo. Ciò che più mi ha colpito è la quantità di beacon piazzati lungo tutto il museo: sono veramente tanti, e devo fare i complimenti all’Ultraviolet per l’ottimo lavoro di calibratura poiché non abbiamo mai sperimentato alcuna confusione tra i segnali. Per ottenere ciò, i beacon hanno un raggio d’azione di circa un metro (ovvero la lunghezza di default del segnale), per cui funzionano solo in prossimità del quadro. Questa soluzione potrebbe dare alcune difficoltà in caso di giornate particolarmente affollate, ma crediamo che sia perfetta per un museo medio come quello piacentino. Ottimo è anche lo sfruttamento dello spazio di Palazzo Farnese, che presenta quadri di grande dimensione: spesso i beacon sono stati collocati per coprire l’intera superficie del dipinto, in modo che sin dal primo sguardo sulla pittura, l’app ne illustri il contenuto.

La visita è scorsa entusiasmante per tutte le dieci sale, l’unico rammarico è non aver potuto osservare la Madonna adorante il bambino con san Giovannino di Botticelli, vanto del museo, attualmente in prestito in Giappone. Molto bella la sala con le opere del Brescianino, pittore non secondo ai più famosi vedutisti veneziani, e splendido l’allestimento della collezione Rizzi-Vaccari. L’app dell’Ultraviolet ha contribuito tantissimo a rendere la visita splendida, aumentando le possibilità di interazione col museo. Vista la grande quantità di beacon, noi ci divertivamo ad indovinare quali quadri, all’interno della sala, erano dotati di beacon, aggiungendo un pizzico di divertimento ad una visita prettamente culturale. La pinacoteca non è d’altronde un museo “facile”, nessun autore di grande richiamo è al suo interno (eccezion fatta per il già citato Botticelli) mentre la maggior parte dei dipinti sono stati compiuti durante periodi poco noti al grande pubblico; tuttavia, grazie all’app e agli ottimi contenuti, siamo sicuri che il museo piacentino può diventare un vero polo per la valorizzazione della pittura sei-settecentesca italiana.
Il nostro giudizio non può altro che essere entusiasta. L’esperienza è stata splendida, talvolta quasi perfetta, e molto merito deve essere dato sia agli ottimi contenuti forniti dal museo, che dall’ottimo lavoro dell’Ultraviolet. Peccato che alcuni beacon si siano rotti nel corso di questi mesi (come mi hanno mostrato i custodi del museo), altrimenti siamo sicuri che avremmo avuto giudizi ancora più elevati. Siamo molto curiosi di sapere come sarà l’evoluzione futura del progetto, le poche indiscrezione avute ci fanno sperare in qualcosa di unico che si avrà a Piacenza.

Consigliamo di visitare la città emiliana durante le imminenti vacanze di pasqua, e tornare in estate dopo l’ampliamento del servizio, così da essere partecipi di tutti i singoli miglioramenti apportati nelle prossime settimane. Piacenza è una città molto piacevole, con belle chiese medievali e alcuni musei con delle chicche speciali (come il Collegio Alberoni, che ospita l’Ecce homo di Antonello da Messina, una delle opere più famose del pittore siciliano), e merita anche più visite per conoscerla tutta. Inoltre, visto già l’ottimo lavoro svolto all’interno di Palazzo Farnese, siamo sicuri che Ultraviolet ci stupirà tantissimo: per questo consigliamo a tutti di seguire ogni evoluzione di questo progetto di sicuro successo.

 

In copertina, l’esterno del rinascimentale Palazzo Farnese

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2 commenti

  • Paolo

    Questa recensione è esattamente l’opposto di quella che è stata la mia esperienza al museo di Palazzo Farnese. Premetto che sono andato a visitarlo qualche settimana dopo l’introduzione dei beacons ed ero molto incuriosito da questa tecnologia.
    Munito del mio fedele Nexus 5 Android ho installato l’app ed ho iniziato il percorso… cosa dire, un incubo.
    Tralasciamo la qualità dell’applicazione, immagini minuscole, app che mi è crashata un paio di volte, il fatto che occorra essere connessi ad Internet continuamente per scaricare i contenuti, un app veramente mediocre sotto tutti gli aspetti, ma vabbeh è la prima nel suo genere in Italia (così dicono anche se ho forti dubbi).
    Cio’ che mi ha completamente deluso è l’esperienza, innanzitutto occorre essere veramente vicinissimi all’opera per far partire i contenuti (non era meglio usare NFC o un QR code allora?), 2 volte su 3 quando e se caricavo un contenuto, questi era relativo ad un’altra opera, non quella che stavo osservando. Il sistema di navigazione interno è quanto di più impreciso abbia mai provato e non serviva assolutamente a nulla a causa della sua imprecisione.
    Al termine dell'”irripetibile”esperienza mi sono soffermato con altri visitatori, volevo capire se era un problema esclusivamente del mio dispositivo ma ho scoperto che fortunatamente non era un problema solo mio, anche altri hanno avuto gli stessi disagi. E’ un peccato perché dalle recensioni sullo store sembrava un’app rivoluzionaria, in realtà credo che come al solito i giudizi positivi provengono dai “soliti” amici, che tristezza!

    • Naresh

      Noi siamo stati con un iPad Mini 3 e non abbiamo riscontrato nessuno dei problemi da te segnalati. E’ molto probabile, però, che ci siano stati alcuni aggiornamenti nel corso di questi ultimi mesi, soprattutto per le calibrazioni. Considera che l’utilizzo dei beacon nei musei è in fase ancora di sviluppo, e ci sono alcuni problemi tecnici che possono essere risolti soltanto con l’esperienza.

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