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Beacon e musei

Nonostante che non siano più una novità nell’ambito della fruizione museale, ancora non sono state ben comprese le potenzialità dei beacon all’interno dei musei, come ho potuto osservare durante molte delle mie innumerevoli visite. In questo articolo vorrei quindi riportare le riflessioni nate durante la mia attività lavorativa, senza la pretesa che siano verità assolute.

Un uso pigro del mezzo

L’errore più comune fatto all’interno del museo è la pigrizia con cui vengono progettati i percorsi integrati coi beacon. Spesso, infatti, i beacon sono sfruttati come un semplice sostituto del QR code (o del più classico codice numerico tipico delle vecchie audioguide), ovvero come uno strumento un po’ più interattivo per accedere ai contenuti. In questa maniera, l’interazione beacon-smartphone viene sfruttata come una semplice alternativa ai più classici strumenti in dotazione ai musei, senza quindi creare una reale interazione tra il museo e il visitatore.

Innovazione incompresa

Il rischio principale di utilizzare i beacon in questa maniera, senza alcuno sforzo nell’immaginare una fruizione più articolata, è quello di rendere questa tecnologia poco interessante per il visitatore, poiché non ne riceve alcun vero vantaggio. Un visitatore può accedere ai contenuti del museo sfruttando l’app in maniera più immediata tramite il touch, senza quindi dover attivare il bluetooth e attendere i tempi tecnici di ricezione del segnale beacon (che ricordo sono trasmessi alla velocità di 1 segnale al secondo), oltre ad evitare gli svariati limiti tecnici che i beacon portano inevitabilmente con sé (qualità del segnale, interferenze, ecc.). Si intuisce, quindi, che un grosso investimento in beacon possa non essere recepito dal visitatore se coi beacon non si crea qualcosa di realmente innovativo all’interno del museo.

Le potenzialità

Per comprendere come sfruttare le potenzialità dei beacon nei musei, è bene ricordarsi la logica su cui si basa il loro funzionamento. I beacon consentono all’app di fare una determinata operazione in un preciso e definito punto dello spazio; ribaltando il concetto, un’app può mostrare una determinata informazione solo all’interno del raggio d’azione del beacon. Da ciò si comprende che il modo migliore di sfruttarne le capacità è creare contenuti che possano essere visti solo all’interno di quel raggio d’azione. Per contenuti non intendo schede più approfondite o maggiori informazioni (anzi, sarebbe proprio da evitare, ma questo apre tutto un altro capitolo che non posso e voglio approfondire qui), ma vere e proprie “estensioni” dell’esperienza di visita, da viversi all’interno del museo.

Ampliare l’esperienza della visita

Quando incontro i responsabili dei musei, suggerisco sempre di non pensare al patrimonio, ma alla visita, a cosa provano i visitatori, e cosa dare loro per ampliare l’esperienza vissuta in un museo. Mi trovo spesso a suggerire di utilizzare suoni d’ambiente, da far partire in automatico sull’app all’ingresso delle sale, oppure di video che raccontano aspetti diversi dalla narrazione ufficiale del patrimonio. Idee già viste in alcune esposizioni, ma il vantaggio di utilizzare i beacon è quello di farlo partire all’inizio della propria visita personale, senza aggiungersi a quelle altrui (quante volte, in museo, uno non si sofferma su un filmato perché già a metà o oltre?), senza considerare che coi beacon occupano spazi molto inferiori rispetto a casse o a salette con la televisione, oltre ad aver costi molto più ridotti sia per l’acquisto, sia per il loro funzionamento.
Sono molte le idee che possono venire in questa ottica: raccontare una sala, indicare percorsi tematici diversi dal solito, guidare i visitatori tra le sale come un navigatore, mostrare giochi, , ecc… qualsiasi idea va bene, l’importante è che sia qualcosa da viversi solo all’interno del museo, e, ancor di più, all’interno di una specifica sezione del museo. O perché no, anche all’esterno, per presentare la collezione del museo, provando così una diversa accoglienza del visitatore rispetto agli standard italiani (basta un cartello posizionato all’esterno del museo che inviti a scaricare l’app e attivare il bluetooth, per fare ciò).

Conclusioni

Quando si progetto un allestimento museale coi beacon, bisogna quindi tenere presente che non devono essere utilizzati per dare delle semplici informazioni di catalogo (come la descrizione di un quadro), in quanto esistono molti strumenti diversi e anche più immediati; tuttavia si deve ragionare su cosa offrire in più al visitatore, a quali sorprese può avere tra le sale del museo, a quali vantaggi può ricevere utilizzando questa tecnologia. Un approccio diverso dalla normale museografia, ma che punti più verso l’aspetto emozionale ed esperienzale, che miri a rendere la visita museale più immersiva e meno letteraria.

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Beacon on board – Beacon sui traghetti Toremar

Sono fiorentino, e molte volte mi è capitato di andare sull’isola d’Elba, a godermi il suo mare cristallino. Per raggiungere quella che era la principale miniera di ferro dell’Italia antica, il mezzo principale è il traghetto, dove l’unico divertimento è guardare i flutti marini sbattere contro la carena della nave!

Da oggi, invece, non è più così! La Quibee, una start-up partecipata nel gruppo RCS, insieme alla Toremar, sperimenteranno un nuovo sistema di intrattenimento sui battelli dell’azienda livornese, il quale sfrutta la tecnologia beacon. Salendo sul traghetto con l’app Toremar attiva (e il Bluetooth acceso, non dimenticatelo mai!), si accede gratuitamente ai contenuti del gruppo RCS (che, per chi non lo sapesse, controlla colossi dell’informazione come il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, oltre ad editori come la BUR), permettendo così la lettura dei quotidiani e riviste RCS. La lettura può avvenire soltanto all’interno del traghetto, in quanto, una volta sbarcati, l’app, non rilevando più il beacon, impedisce l’accesso ai contenuti; ovviamente, chi desidera, può sempre acquistare la rivista digitale. Uno degli aspetti più interessanti, è il modo con cui vengono mostrati i contenuti RCS: la rivista è un PDF sfogliabile, e si caricano soltanto le pagine effettivamente lette, evitando quindi lo sperpero della preziosa connessione dati. Attualmente, la sperimentazione è prevista nella tratta che collega Piombino (LI) con l’Isola d’Elba (nei porti di Cavo, Rio Marina e Portoferraio), sulle motonavi Marmorica e Giovanni Bellini, ma, come ci ha detto Raffaella Di Gesù, cofondatrice di Quibee, tra tre mesi dovrebbero essere coperte anche le tratte più lunghe, dove, ne siamo certi, le potenzialità di questa idea molto originale possono trovare piena espressione; infatti, in tratte tipo tra Livorno e l’isola di Gorgona, dove il viaggio supera le 2 ore e, di conseguenza, il tempo d’attesa aumenta, la possibilità di accedere a questo nuovo sistema aiuterà i tanti viaggiatori a trascorrere il proprio tempo, oltre a dar loro la possibilità di informarsi e aumentare la propria cultura.

I beacon utilizzati sono i beacon Mini e Forte della valdelsana BlueUp, una scelta dei modelli molto attenta nella realizzazione del progetto, in quanto, soprattutto i modelli che saranno installati sul ponte, dovranno resistere alle difficili condizioni che ci saranno sulle navi, dove sale, sabbia, salsedine e iodio possono danneggiare facilmente batteria e circuiti.

In conclusione, si tratta sicuramente di un esperimento molto interessante da seguire con attenzione, il primo che si svolge sulla navi, oltre a far entrare i beacon in un nuovo settore, quello dell’intrattenimento, a dimostrazione della versatilità di questo strumento.Siamo altresì sicuri che la possibilità di segnare un perimetro con i beacon entro il quale accedere a determinati contenuti, potrà trovare applicazione in un gran numero di contesti diversi (pensate a tutte le sale d’attesa di aeroporti o stazione, ma anche in spazi più piccoli come studi medici e dentistici), rivoluzionando in maniera sempre più forte il nostro modo di offrire e ricevere servizi!

Segnaliamo alcuni dati rapidi:

Azienda: Quebee – Torino
App: Toremar Quibee
Tratte coperte: Piombino – Isola d’Elba (Cavo, Rio Marina, Portoferraio)
Traghetti attrezzati: Marmorica e Giovanni Bellini
Beacon utilizzati: BlueUp Mini e BlueUp Forte.

 

Di seguito, due fotogrammi dell’app Toremar – Quibee

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App e beacon nella Pinacoteca di Faenza

A Faenza (RA), tra pochi giorni,  inaugureranno il nuovo percorso beacon all’interno della Pinacoteca comunale. Noi di Beaconitaly siamo andati a visitarla in anteprima, insieme ad un accompagnatore d’eccezione: il direttore della pinacoteca Claudio Casadio.

La Pinacoteca di Faenza è il più antico museo della Romagna (l’apertura al pubblico avvenne nel 1868, ma le opere cominciarono ad affluire sin dalle soppressioni napoleoniche del 1796), e vanta al suo interno opere di grande interesse. Il periodo storico che coglie va dal 1200 fino al secolo scorso, con importanti testimonianze dello stretto rapporto tra Faenza e Firenze nel ‘400, testimoniato soprattutto dal San Girolamo del tardo Donatello, oltre che della florida stagione scultorea faentina del primo Novecento. Il museo inoltre ospita “una collezione di opere del Novecento (la collezione Bianchedi Bettoli-Vallunga, nda) con De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi, Morandi, quindi i grandi nomi della pittura italiana del Novecento”.

All’interno della Pinacoteca i beacon non sono molti e servono soprattutto a mappare le differenti sale del museo. Una scelta voluta dal direttore, dopo aver provato ad utilizzarli in diversi modi. “L’idea iniziale era mettere un beacon per ogni opera, ma l’operazione era infattibile. Un’altra possibilità era selezionare un gruppo di opere, ma come operatore museale la ritenevo un’operazione non corretta. Proprio per non discriminare, abbiamo pensato ad un uso diverso dei beacon”. Entrando in una sala, si ricevono le informazioni riguardanti la storia di quella sala e tutte le opere esposte al suo interno, con l’idea di accompagnare i visitatori in maniera discreta, aiutandoli nella scelta di un proprio itinerario basato sulle proprie passioni e interessi. I beacon utilizzati sono il modello Mini della BlueUp, posizionati in maniera quasi invisibile all’interno delle sale, nascosti tra le intercapedini del soffitto, ma nonostante ciò la ricezione del segnale è ottimale.

L’app utilizzata è AmaMusei della bolognese Janus (per poter vedere la guida bisogna digitare il codice pnctfnza nelle impostazioni dell’app), e si presenta come un’app elegante e facile da utilizzare (ne abbiamo parlato qui). La parte interessante dell’app faentina, sono i percorsi presenti al suo interno. Attualmente ne sono presenti due, ma ne sono previsti altri in futuro. Il primo è dedicato alla rappresentazione del fiasco di vino nel corso dei secoli, il secondo riguarda la ceramica all’interno delle opere esposte, con spiegazioni degli stili e delle tecniche di lavorazioni dei suppellettili dipinti. La qualità delle schede è molto alta. Le descrizioni sono complete ed esaustive, capace di fornire documentazioni che vanno molto al di là della semplice informazione; inoltre, il sistema di collegamenti presenti all’interno dell’app, permette di inoltrarsi nella conoscenza di tutti gli elementi della Pinacoteca, rispondendo alle esigenze anche dei visitatori più esperti ed appassionati (e detto da uno storico dell’arte puntiglioso come me, ciò vale molto).

Il lavoro alla Pinacoteca si può considerare come riuscito e, soprattutto, efficace. Il percorso non ha elementi di spettacolarità come in altri musei, ma la sua semplicità di concezione ha il pregio di essere funzionale, rapido e di immediata comprensione, senza però sacrificare la qualità dell’applicazione stessa.

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Impara a programmare i beacon a Pisa

Un’intera giornata dedicata ad insegnare come sviluppare un’applicazione beacon! Ciò accade Venerdì 9 Ottobre, all’interno del Pisa Internet Festival, e sarà un’occasione da non perdere. Imparare a sviluppare un’app che integri i moduli beacon, infatti, non è semplice, e spesso richiede molte ore di ricerca prima di acquisire le competenze necessarie.

Il seminario sarà tenuto da Alessio Cucini di BlueUp, insieme a Giacomo Bosio e Giovanni Catania di BeeApp. Saranno spiegati, passo dopo passo, tutti i passaggi necessari per sviluppare un’applicazione beacon, con l’obiettivo di far creare un’applicazione reale a tutti i partecipanti. Il seminario è gratuito e aperto a tutti quanti. L’ambiente di sviluppo scelto per l’occasione è iOS, quindi il consiglio è di venire all’appuntamento con i propri Mac con Xcode già installato. Ovviamente, anche chi non sviluppa per i sistemi della mela può partecipare al seminario, essendo questa un’ottima opportunità per incontrare degli esperti nell’ambito beacon.

Leggete qui per dettagli più approfonditi sull’iniziativa.

Quando: 9 Ottobre 2015, h. 10-18

Dove: SMS Centro Espositivo per l’arte contemporanea Le Piagge, via San Michele degli Scalzi, Pisa

Con Chi: Alessio Cucini (BlueUp), Giacomo Bosio (BeeApp), Giovanni Catania (BeeApp)

Obiettivo: imparare e creare un’applicazione beacon,

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Il nuovo zaino Seven The Double Digit: come portarsi i beacon a scuola!

Siamo a settembre e a breve ripartirà la scuola, tempo quindi di ultimi acquisti in vista dell’importante rientro. Una novità attende, però, tutti gli appassionati di tecnologia: lo zaino The Double Digital della Seven. Cosa ha di particolare questo zaino? Ovviamente che include al suo interno un beacon!

La Seven è la prima azienda a proporre questo particolare binomio, in uno dei più grandi e innovativi progetti beacon europei. La presenza del beacon all’interno del Double Digital permette alcune funzionalità interessanti, come la possibilità di localizzare il proprio zaino o quello degli amici (con conseguente impossibilità di utilizzare la vecchia scusa “mamma, non posso andare a scuola, non trovo lo zaino”…), ma anche quello di connettersi automaticamente all’App Seven, o permettere la condivisione di contenuti social con tutti i propri amici.

Il Double Digital si caratterizza inoltre, per essere un prodotto totalmente Made in Italy, sia per quanto riguarda lo zaino stesso (garantito dalla qualità Seven), sia per la parte più tecnologica: l’app infatti è stata sviluppata dai lombardi della AppForGood, mentre i beacon sono il modello Mini della BlueUp di Colle Val D’Elsa, modello che noi di Beaconitaly conosciamo bene e abbiamo già avuto modo di testare. Un prodotto che si preannuncia di grande qualità, in quanto sono proprio le aziende coinvolte a fare della qualità un proprio marchio di fabbrica.

La novità del prodotto è indiscutibile, e l’utilizzo dei beacon in un contesto molto diverso dai soliti, come appunto il mondo degli accessori, è un’idea originale, qualcosa che rende reale e accessibile a molti il cosiddetto IoT (internet of things). Non deve meravigliare che sia proprio l’italiana Seven ad aver pensato ciò, poiché la società piemontese da sempre si caratterizza per prodotti capaci di integrarsi con le ultime tecnologie disponibili.

Con l’inizio delle scuole alle porte, uno zaino tecnologico potrebbe essere veramente un ottimo modo di presentarsi!

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AmaMusei: un nuovo progetto beacon per la cultura

AmaMusei è un’applicazione progettata dai nostri amici di Janus, volta alla gestione degli aspetti informatici di qualsiasi museo. L’aspetto più interessante è che, fin dal suo concepimento, è stato pensata per essere integrata con la tecnologia beacon!

Ma cosa è AmaMusei? È un programma che permette di gestire tutte le informazioni relative alla vita di un museo, sia dal punto di vista delle opere esposte (tramite la creazione di schede di catalogo, di biografie di artisti o scienziati, oppure con percorsi tematici), sia di quelli logistici-organizzativi, come la gestione degli orari d’ingresso, le aperture straordinarie, i percorsi didattici e anche tutto ciò che riguarda i biglietti e il merchandising. Il vantaggio di questo programma è che, tramite il suo CSM (Content Management System) permette di creare e gestire sia il sito web del museo che la propria app!

Ci vogliamo concentrare proprio sull’app, ovvero la parte che più interessa noi di Beaconitaly. L’app mobile generata da AmaMusei, permette di ascoltare le audioguide, leggere le schede delle opere ed accedere agli approfondimenti, insomma permette tutte le attività che uno si aspetta di fare all’interno del museo; la cosa bella è, come abbiamo già anticipato, la possibilità di far “scattare” queste schede anche coi beacon, il tutto gestendolo dal CMS sopra citato. Per chiunque volesse provare l’app, essa è disponibile sia nell’Apple Store che in Google Play, l’interfaccia è una demo di quella che sarà l’app definitiva, compiuta in collaborazione con la Pinacoteca di Faenza.

Questo è, in poche parole, AmaMusei progettato dai nostri amici di Janus, che hanno già ideato future espansioni verso gli spazi cittadini e quelli naturalistici. Noi di Beaconitaly ne seguiremo ogni evoluzione e saremo sempre presenti alle future presentazioni!

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G-Tag, un piccolo beacon per non perdere nulla

Il G-Tag della Gigaset è un piccolo e ben costruito beacon creato per un obiettivo ben preciso: ritrovare gli oggetti che si sono persi!

Come è possibile? Beh, per capirlo cominciamo subito a descriverlo. Il G-Tag è un piccolo beacon quadrato molto sottile (meno di 1 cm!!!), con una particolarità: è chiuso soltanto da tre viti poiché il quarto angolo è forato. Questo è stato pensato per permettere di agganciare il beacon con un cordino, un gancetto o un portachiavi, così da poter essere legato a qualsiasi oggetto uno desideri, con lo scopo di rintracciarlo in caso di perdita o dimenticanza.

Sfruttando le caratteristiche di localizzazione, la Gigaset ha creato un’app che permette di rintracciare il beacon, guidando l’utente fino al suo ritrovamento; un’idea di per sé non originale, ma che può contare su un’app così ben costruita da renderla molto intrigante. L’app, infatti, oltre ad essere facilissima da utilizzare, ha anche alcune intelligenti aggiunte che la rendono utile anche senza la connessione bluetooth.

Cominciamo a parlare della configurazione iniziale del G-Tag: basta appoggiare il beacon sullo schermo per compiere l’operazione e rinominare il proprio dispositivo, senza visualizzare nessun intricato UUID che possono confondere i non esperti. In questa maniera si possono configurare (e rinominare) moltissimi G-Tag senza difficoltà. Una volta eseguito, è sufficiente scegliere uno dei propri G-Tag per localizzarlo, una schermata indicherà se il beacon è distante o vicino, o se ci stiamo allontanando o avvicinando. Si può attivare anche una funzione divertente: un bip sonoro il cui ritmo aumenta o diminuisce a seconda della distanza dal G-Tag, un meccanismo che ricorda molto il gioco Acqua, Fuoco, Fuochino (o Fuocherello, a seconda delle regioni)!

Le funzionalità molto interessanti che citavo prima, sono due: la possibilità di raggruppare i beacon e, soprattutto, la possibilità di utilizzarlo senza bluetooth attivo. Questo è possibile perché l’app registra la posizione esatta dell’ultima volta che ha captato il segnale del beacon, rivelandola nel caso si consulti l’app col bluetooth disattivato. Pensate al caso in cui uno utilizzi il G-Tag dentro un automobile: rileva il beacon e lo lascia in macchina; al ritorno, attiva l’app ed essa mostrerà la mappa con la via esatta dove è stata lasciata l’auto.

Tornando a parlare del G-Tag stesso, non si può non nominare la particolare copertura della circuteria con una guaina di silicone, per evitare le infiltrazioni di acqua. Altre caratteristiche di questo beacon è il fatto di non essere un iBeacon, di avere una batteria al litio ed infine di non essere utilizzabile per la programmazione. In pratica il G-Tag può essere utilizzato soltanto per lo scopo per cui è nato, e questo è un peccato perché sia per la forma che per le sue caratteristiche tecniche, avrebbe potuto interessare molti sviluppatori.

In conclusione, definiamo il G-Tag molto buono nel suo insieme, con una delicata attenzione ai dettagli (come il QR sul retro del beacon, che rimanda al download dell’app, un preziosismo che denota attenzione), che rendono onore al buon nome della multinazionale tedesca.

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Android Beacon Module Titanium

Android Beacons Module Titanium (Link al repository: https://github.com/davidedepp/davidedepp-android-beacons)

Oggi torniamo ad occuparci di programmazione! Abbiamo sviluppato e lasciamo a disposizione un modulo Titanium per Android che esegue il monitoraggio dei Beacon appartenenti alla stessa regione, e permette inoltre di far diventare il dispositivo fisico un vero e proprio Beacon.

Di seguito trovate gli step da compiere per l’installazione e l’utilizzo del modulo all’interno di un progetto Appcelerator Titanium. (Piattaforma di sviluppo per App Mobile) link: http://www.appcelerator.com;

1) Copia e incolla il seguente codice xml nel file manifest di Android (tiapp.xml)
<ti:app>

<android xmlns:android=”http://schemas.android.com/apk/res/android”>
<manifest package=”[YOUR_APP_PACKAGE_NAME]”>
<uses-sdk android:minSdkVersion=”10″
android:targetSdkVersion=”18″/>
<uses-permission
android:name=”android.permission.BLUETOOTH”/>
<uses-permission
android:name=”android.permission.BLUETOOTH_ADMIN”/>
<application>
<service android:enabled=”true”
android:exported=”true”
android:isolatedProcess=”false”
android:label=”iBeacon”
android:name=”com.radiusnetworks.ibeacon.service.IBeaconService”>
</service>
<service android:enabled=”true”
android:name=”com.radiusnetworks.ibeacon.IBeaconIntentProcessor”>
<meta-data android:name=”background” android:value=”true” />
<intent-filter
android:priority=”1″ >
<action android:name=”[YOUR_APP_PACKAGE_NAME].DID_RANGING”/>
<action android:name=”[YOUR_APP_PACKAGE_NAME].DID_MONITORING”/>
</intent-filter>
</service>
</application>
</manifest>
</android>

<modules>
<module platform=”android”>com.alfonsojanus.beacons</module>
</modules>

</ti:app>

Nota Importante: Non dimenticate di sostituire la stringa [YOUR_APP_PACKAGE_NAME] con l’identificativo dell’app ES:com.companyname.app

2) Dopo aver scaricato e scompattato lo zip del modulo, copiate la cartella com.alfonsojanus.beacons in
modules/android presente nella root del vostro progetto (se non ci sono createli).
Esempio path finale: /modules/android/com.alfonsojanus.beacons

3) Prima di iniziare a usare i metodi del modulo bisogna aggiungere questo codice nel file app.js
var TiBeacons = require(‘com.alfonsojanus.beacons’);

4) Per il monitoraggio dei Beacon all’interno di una o più regioni

Esempio codice:

TiBeacons.startMonitoringForRegion({
uuid : “00000000-0000-0000-0000-000000000000”,
identifier : “Test Region 1”,
});

TiBeacons.startMonitoringForRegion({
uuid : “00000000-0000-0000-0000-000000000001”,
identifier : “Test Region 2 (group-specific)”,
major: 1
});

TiBeacons.startMonitoringForRegion({
uuid : “00000000-0000-0000-0000-000000000002”,
identifier : “Test Region 3 (device-specific)”,
major: 1,
minor: 2
});

TiBeacons.addEventListener(“enteredRegion”, alert);
TiBeacons.addEventListener(“exitedRegion”, alert);
TiBeacons.addEventListener(“determinedRegionState”, alert);

TiBeacons.setAutoRange(true);

TiBeacons.addEventListener(“beaconRanges”, function(event) {
alert(event.beacons);
});

Per tenere traccia del cambiamento della Beacon proximity:

TiBeacons.addEventListener(“beaconProximity”, function(e){
alert(“beacon “+e.major+”/”+e.minor+” is now “+e.proximity);
});

5) Per stoppare il monitoring/ranging

TiBeacons.stopRangingForAllBeacons();
TiBeacons.stopMonitoringAllRegions();

6) Per far diventare il dispositivo come un iBeacon: (funziona solo Nexus 9, Nexus 6, Samsung SM-G900F e SM-G900V)

TiBeacons.addEventListener(“advertisingStatus”, function(event) {
Ti.API.info(event.status);
});

TiBeacons.startAdvertisingBeacon({
uuid : “00000000-0000-0000-0000-000000000000”,
identifier : “TiBeacon Test”,
major: 1,
minor: 2
});

7) Controllare lo stato del Bluetooth: on/off

TiBeacons.addEventListener(“bluetoothStatus”, function(e){
if (e.status != “on”) {
Ti.API.error(“bluetooth is not on”);
}
});

TiBeacons.requestBluetoothStatus();

E questo è tutto! Speriamo di essere d’aiuto a tutti gli amici sviluppatori di beaconitaly!

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La nostra prima App: Beaconbike

Finalmente, ecco la prima App firmata Beaconitaly!!! Beaconbike nasce dalla costante paura che abbiamo quando lasciamo la bicicletta da qualche parte a Bologna (magari per fare delle commissioni o prendere un caffè con gli amici); così, per non dover controllare ogni minuto che la nostra bicicletta sia tranquilla nel luogo dove l’abbiamo lasciata, abbiamo pensato a questa app.

Il funzionamento è semplice: acquistate un beacon e montatelo sulla vostra bicicletta (ovviamente cercate i modelli beacon più piccoli).

Attivate il bluetooth sul vostro iPhone e iPad, poi attivate il monitoraggio delle attività sul vostro iPhone o iPad: beaconbike sarà in grado di avvisarvi quando vi spostano la bicicletta, permettendovi di intervenire subito al primo accenno di furto.

L’app funziona anche per, eventualmente, ritrovarla, perché avvisa quando ci si trova ad una certa distanza dalla propria bicicletta.

I modelli supportati per default sono gli Estimote e i BlueUp, ma esiste l’opzione per aggiungere l’UUID di qualsiasi beacon, lasciandovi libertà di scelta.

Ovviamente Beaconbike è gratuita, ed è un piccolo regalo per tutti i nostri lettori!

 

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Self-Broadcasting: possedere un beacon e nemmeno saperlo!

Quante sono le volte che su beaconitaly abbiamo discusso riguardo alle varie tipologie di beacon o alle loro caratteristiche. Oggi invece vogliamo parlare di un’aspetto molto interessante: il self-broadcasting, ovvero la possibilità di rendere il proprio dispositivo mobile un trasmettitore beacon!
Sin dal rilascio del iOS7, è possibile trasformare i prodotti Apple in trasmettitori beacon, senza dover quindi acquistare un beacon fisico. Ovviamente, per fare ciò, bisogna rispettare i soliti requisiti, ovvero la presenza del Bluetooth 4.0 sul proprio dispositivo (per sapere se avete il Bluetooth 4.0 installato, controllate la nostra pagina sui devices compatibili).
Come fare per rendere il mio dispositivo un beacon?
Il metodo “ufficiale” è iscriversi come uno sviluppatore di programmi Apple, scaricare i tool di sviluppo e poi l’AirLocate: in pratica un percorso lungo, per il quale ci vuole una certa esperienza o malizia informatica.
Esiste, invece, una maniera più rapida e comoda: utilizzare alcune app specifiche! Ne esistono diverse nell’app store, noi di beaconitaly vi consigliamo l’utilizzo dell’app Beacon Bits della ChaiONE.
Il vantaggio di questa app è che non si deve fare niente per poter trasformare il proprio dispositivo in un beacon; basta pigiare su Broadcast nella schermata iniziale che essa subito comincerà a trasmettere. Tramite le impostazioni è anche possibile modificare i major e minor del proprio dispositivo, e volendo anche l’UUID e il nome del beacon. L’estrema semplicità d’utilizzo dell’app compensa l’impossibilità di modificare il raggio d’azione. Ah, dimenticavamo di dirvi che è un’app gratuita!

L’opzione di trasformare il proprio dispositivo in un beacon è utile soprattutto per gli sviluppatori, che possono provare i propri programmi senza possedere un kit beacon di sviluppo, e agli utenti comuni, per sperimentare le varie piattaforme di creazione contenuti che stanno nascendo con lo sviluppo della tecnologia beacon!

P.s.
Questa possibilità esiste pure per Android, seppur limitata agli ultimissimi smartphone LG Nexus: per questo nell’articolo parliamo solo dei prodotti Apple.

 

IMG_0131 La schermata iniziale dell’app Beacon Bits

 

Contatti

Janus s.r.l.
via Speranza, 35
40068 S. Lazzaro di Savena
Bologna

Tel:. 051 6277711
Fax: 051 6277701
marketing@beaconitaly.it
P.I. e C.F. 01857771206
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