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Beacon on board – Beacon sui traghetti Toremar

Sono fiorentino, e molte volte mi è capitato di andare sull’isola d’Elba, a godermi il suo mare cristallino. Per raggiungere quella che era la principale miniera di ferro dell’Italia antica, il mezzo principale è il traghetto, dove l’unico divertimento è guardare i flutti marini sbattere contro la carena della nave!

Da oggi, invece, non è più così! La Quibee, una start-up partecipata nel gruppo RCS, insieme alla Toremar, sperimenteranno un nuovo sistema di intrattenimento sui battelli dell’azienda livornese, il quale sfrutta la tecnologia beacon. Salendo sul traghetto con l’app Toremar attiva (e il Bluetooth acceso, non dimenticatelo mai!), si accede gratuitamente ai contenuti del gruppo RCS (che, per chi non lo sapesse, controlla colossi dell’informazione come il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, oltre ad editori come la BUR), permettendo così la lettura dei quotidiani e riviste RCS. La lettura può avvenire soltanto all’interno del traghetto, in quanto, una volta sbarcati, l’app, non rilevando più il beacon, impedisce l’accesso ai contenuti; ovviamente, chi desidera, può sempre acquistare la rivista digitale. Uno degli aspetti più interessanti, è il modo con cui vengono mostrati i contenuti RCS: la rivista è un PDF sfogliabile, e si caricano soltanto le pagine effettivamente lette, evitando quindi lo sperpero della preziosa connessione dati. Attualmente, la sperimentazione è prevista nella tratta che collega Piombino (LI) con l’Isola d’Elba (nei porti di Cavo, Rio Marina e Portoferraio), sulle motonavi Marmorica e Giovanni Bellini, ma, come ci ha detto Raffaella Di Gesù, cofondatrice di Quibee, tra tre mesi dovrebbero essere coperte anche le tratte più lunghe, dove, ne siamo certi, le potenzialità di questa idea molto originale possono trovare piena espressione; infatti, in tratte tipo tra Livorno e l’isola di Gorgona, dove il viaggio supera le 2 ore e, di conseguenza, il tempo d’attesa aumenta, la possibilità di accedere a questo nuovo sistema aiuterà i tanti viaggiatori a trascorrere il proprio tempo, oltre a dar loro la possibilità di informarsi e aumentare la propria cultura.

I beacon utilizzati sono i beacon Mini e Forte della valdelsana BlueUp, una scelta dei modelli molto attenta nella realizzazione del progetto, in quanto, soprattutto i modelli che saranno installati sul ponte, dovranno resistere alle difficili condizioni che ci saranno sulle navi, dove sale, sabbia, salsedine e iodio possono danneggiare facilmente batteria e circuiti.

In conclusione, si tratta sicuramente di un esperimento molto interessante da seguire con attenzione, il primo che si svolge sulla navi, oltre a far entrare i beacon in un nuovo settore, quello dell’intrattenimento, a dimostrazione della versatilità di questo strumento.Siamo altresì sicuri che la possibilità di segnare un perimetro con i beacon entro il quale accedere a determinati contenuti, potrà trovare applicazione in un gran numero di contesti diversi (pensate a tutte le sale d’attesa di aeroporti o stazione, ma anche in spazi più piccoli come studi medici e dentistici), rivoluzionando in maniera sempre più forte il nostro modo di offrire e ricevere servizi!

Segnaliamo alcuni dati rapidi:

Azienda: Quebee – Torino
App: Toremar Quibee
Tratte coperte: Piombino – Isola d’Elba (Cavo, Rio Marina, Portoferraio)
Traghetti attrezzati: Marmorica e Giovanni Bellini
Beacon utilizzati: BlueUp Mini e BlueUp Forte.

 

Di seguito, due fotogrammi dell’app Toremar – Quibee

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Come gestire i beacon e le condizioni atmosferiche

Quando si progetta un lavoro coi beacon, sono molti i parametri da prendere in considerazione per ottenere il massimo. Dopo aver analizzato le problematiche relative alla batteria, questa volta ci siamo concentrati su quanto le condizioni atmosferiche possano incidere sulla vita del beacon.

Ne abbiamo parlato insieme ad Alessio Cucini, ingegnere e fondatore della BlueUp, azienda senese produttrice di beacon.

 

1) Prima di progettare un beacon, bisognerebbe tener conto del luogo dove essi vengono installati. Quali sono le condizioni ideali per l’operatività dei beacon, e quali invece le peggiori?

Sicuramente l’ambiente di installazione del beacon, come per un qualsiasi altro dispositivo elettronico, deve essere preso in considerazione dal progettista/produttore del beacon oppure dall’installatore che deve scegliere fra i molti prodotti che può trovare sul mercato. Non sempre questi aspetti sono sufficientemente approfonditi: questo può succedere, ad esempio, quando chi progetta l’infrastruttura beacon è una azienda di sviluppo software che spesso non ha internamente le competenze necessarie per affrontare problematiche più strettamente correlate all’hardware.

Chiaramente, ci sono condizioni ambientali “standard” che non richiedono particolari attenzioni o precauzioni: ad esempio, nel gran parte delle installazioni indoor in ambienti frequentati da persone (ad esempio, musei, centri commerciali, …), dove la temperatura ed altri parametri ambientali sono controllati.

Al contrario, esistono condizioni ambientali “estreme” che richiedono precauzioni particolari: ad esempio nel caso di ambienti con livelli di temperatura molto bassi o alti oppure valori di umidità elevati, nel caso di forti escursioni termiche (ad esempio, beacon installati all’aperto, soggetti alle variazioni ambientali giorno/notte e estate/inverno) o di esposizione a fattori atmosferici (pioggia, neve, irraggiamento solare, …), oppure in presenza di sollecitazioni meccaniche (ad esempio vibrazioni nel caso di beacon installati su mezzi in movimento).

Per rispondere a queste diverse casistiche di installazione, in BlueUp abbiamo sviluppato una serie di beacon con più versioni: dal BlueBeacon Mini, il classico beacon compatto general-purpose, al Maxi, con batterie alcaline standard per applicazioni fisse indoor, fino al modello Forte, che offriamo in due diverse versioni di batteria (al litio primario, entrambe a range di temperatura esteso), ideato per le applicazioni “estreme”: outdoor, industriali, ecc.

2) Quali componenti di un beacon soffrono maggiormente le condizioni climatiche avverse?

Sicuramente la batteria è l’elemento più critico di un beacon, rispetto all’operatività in condizioni non ideali. Le batterie sono caratterizzate in termini di capacità nominale (ovvero la quantità di corrente totale che sono in grado di erogare nell’intervallo di tensione operativo, espressa in Ah o mAh), calcolata alla temperatura ambiente di 25°C. Se le batterie vanno ad operare a temperatura molto più basse, la capacità si riduce, e quindi la durata. Ad esempio una batteria alcalina che opera a -10°C, riduce la propria capacità del 50% (questo significa che la vita operativa sarà la metà di quella nominale attesa). Inoltre, la capacità delle batterie degrada anche quando sono soggette a forti escursioni termiche, tipo quelle che si possono avere in caso di funzionamento all’aperto.

Ancora più forte è l’impatto della temperatura per gli accumulatori di energia come batterie ricaricabili o supercap: in questi casi, approssimativamente, ogni 10 gradi di aumento della temperatura si ha un dimezzamento della vita operativa.

Anche gli elementi attivi del beacon (cristalli, transceiver) possono avere parametri che variano in funzione della temperatura (tipicamente tutti i componenti elettronici hanno un range di temperature operativo). Per le applicazioni a temperature estreme, è necessario che gli elementi attivi siano caratterizzati per operare secondo specifica su tutto il range operativo.

3) Possono le condizioni climatiche incidere sulla qualità del segnale radio di un beacon?

Tenendo conto che il beacon opera tipicamente a breve raggio (qualche metro o poche decine di metri), l’impatto di condizioni climatiche avverse (ad esempio un forte temporale in caso di installazione in esterno) si può assumere trascurabile, e si manifesta con un valore di attenuazione del segnale leggermente superiore. E’ però importante che il beacon sia progettato, anche a livello meccanico, per operare in queste condizioni, adottando ad esempio contenitori con un grado di protezione adeguato.

4) Quali consigli dareste per proteggere i propri beacon a chi li ha già acquistati? E quali dareste, invece, a chiunque debba realizzare un nuovo progetto coi beacon?

Una premessa è d’obbligo: non è sufficiente inserire il beacon in un contenitore IP65 piuttosto che IP67 (IP sta per International Protection e identifica il livello di protezione da polveri e acqua) per poter affermare che sia adatto ad operare in esterno. Ad esempio, se le batterie hanno un intervallo di temperatura limitato, la durata operativa del beacon in esterno, essendo soggetto a forti escursioni termiche, sarà di gran lunga inferiore a quella attesa. Quindi usando un contenitore con livello di protezione adeguato (IP65 o superiore) ci assicuriamo che il dispositivo sia protetto da precipitazioni o altri fattori ambientali, ma non abbiamo nessuna garanzia rispetto alla vita operativa del beacon.

Se state partendo con lo sviluppo di un nuovo progetto che coinvolge beacon installati in esterno o comunque in ambiente “difficile”, gli aspetti da tenere in considerazione nella scelta del modello sono: 1) livello di protezione del contenitore (consigliato IP65 o superiore), 2) tipo e capacità della batteria: la batteria deve avere un range di temperatura operativo ampio e una capacità nominale che garantisca una durata stimata sufficientemente marginata rispetto a quella minima richiesta, e 3) sostituibilità della batteria: nel caso di installazioni in esterno, non essendo predicibile l’andamento della temperatura e delle condizioni ambientali in generale, risulta difficile anche prevedere la durata operativa effettiva della batteria. Risulta quindi fondamentale poterla sostituire quando è quasi scarica, senza necessariamente sostituire l’intero apparato. Per questo è importante poterne monitorare lo stato. I BlueBeacon prodotti da BlueUp, ad esempio, consentono il monitoraggio del livello della batteria sia nella versione iBeacon che Eddystone (quest’ultima specifica supporta a livello nativo il formato TLM, per funzionalità di telemetria) senza necessità di connessione al beacon.

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App e beacon nella Pinacoteca di Faenza

A Faenza (RA), tra pochi giorni,  inaugureranno il nuovo percorso beacon all’interno della Pinacoteca comunale. Noi di Beaconitaly siamo andati a visitarla in anteprima, insieme ad un accompagnatore d’eccezione: il direttore della pinacoteca Claudio Casadio.

La Pinacoteca di Faenza è il più antico museo della Romagna (l’apertura al pubblico avvenne nel 1868, ma le opere cominciarono ad affluire sin dalle soppressioni napoleoniche del 1796), e vanta al suo interno opere di grande interesse. Il periodo storico che coglie va dal 1200 fino al secolo scorso, con importanti testimonianze dello stretto rapporto tra Faenza e Firenze nel ‘400, testimoniato soprattutto dal San Girolamo del tardo Donatello, oltre che della florida stagione scultorea faentina del primo Novecento. Il museo inoltre ospita “una collezione di opere del Novecento (la collezione Bianchedi Bettoli-Vallunga, nda) con De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi, Morandi, quindi i grandi nomi della pittura italiana del Novecento”.

All’interno della Pinacoteca i beacon non sono molti e servono soprattutto a mappare le differenti sale del museo. Una scelta voluta dal direttore, dopo aver provato ad utilizzarli in diversi modi. “L’idea iniziale era mettere un beacon per ogni opera, ma l’operazione era infattibile. Un’altra possibilità era selezionare un gruppo di opere, ma come operatore museale la ritenevo un’operazione non corretta. Proprio per non discriminare, abbiamo pensato ad un uso diverso dei beacon”. Entrando in una sala, si ricevono le informazioni riguardanti la storia di quella sala e tutte le opere esposte al suo interno, con l’idea di accompagnare i visitatori in maniera discreta, aiutandoli nella scelta di un proprio itinerario basato sulle proprie passioni e interessi. I beacon utilizzati sono il modello Mini della BlueUp, posizionati in maniera quasi invisibile all’interno delle sale, nascosti tra le intercapedini del soffitto, ma nonostante ciò la ricezione del segnale è ottimale.

L’app utilizzata è AmaMusei della bolognese Janus (per poter vedere la guida bisogna digitare il codice pnctfnza nelle impostazioni dell’app), e si presenta come un’app elegante e facile da utilizzare (ne abbiamo parlato qui). La parte interessante dell’app faentina, sono i percorsi presenti al suo interno. Attualmente ne sono presenti due, ma ne sono previsti altri in futuro. Il primo è dedicato alla rappresentazione del fiasco di vino nel corso dei secoli, il secondo riguarda la ceramica all’interno delle opere esposte, con spiegazioni degli stili e delle tecniche di lavorazioni dei suppellettili dipinti. La qualità delle schede è molto alta. Le descrizioni sono complete ed esaustive, capace di fornire documentazioni che vanno molto al di là della semplice informazione; inoltre, il sistema di collegamenti presenti all’interno dell’app, permette di inoltrarsi nella conoscenza di tutti gli elementi della Pinacoteca, rispondendo alle esigenze anche dei visitatori più esperti ed appassionati (e detto da uno storico dell’arte puntiglioso come me, ciò vale molto).

Il lavoro alla Pinacoteca si può considerare come riuscito e, soprattutto, efficace. Il percorso non ha elementi di spettacolarità come in altri musei, ma la sua semplicità di concezione ha il pregio di essere funzionale, rapido e di immediata comprensione, senza però sacrificare la qualità dell’applicazione stessa.

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Impara a programmare i beacon a Pisa

Un’intera giornata dedicata ad insegnare come sviluppare un’applicazione beacon! Ciò accade Venerdì 9 Ottobre, all’interno del Pisa Internet Festival, e sarà un’occasione da non perdere. Imparare a sviluppare un’app che integri i moduli beacon, infatti, non è semplice, e spesso richiede molte ore di ricerca prima di acquisire le competenze necessarie.

Il seminario sarà tenuto da Alessio Cucini di BlueUp, insieme a Giacomo Bosio e Giovanni Catania di BeeApp. Saranno spiegati, passo dopo passo, tutti i passaggi necessari per sviluppare un’applicazione beacon, con l’obiettivo di far creare un’applicazione reale a tutti i partecipanti. Il seminario è gratuito e aperto a tutti quanti. L’ambiente di sviluppo scelto per l’occasione è iOS, quindi il consiglio è di venire all’appuntamento con i propri Mac con Xcode già installato. Ovviamente, anche chi non sviluppa per i sistemi della mela può partecipare al seminario, essendo questa un’ottima opportunità per incontrare degli esperti nell’ambito beacon.

Leggete qui per dettagli più approfonditi sull’iniziativa.

Quando: 9 Ottobre 2015, h. 10-18

Dove: SMS Centro Espositivo per l’arte contemporanea Le Piagge, via San Michele degli Scalzi, Pisa

Con Chi: Alessio Cucini (BlueUp), Giacomo Bosio (BeeApp), Giovanni Catania (BeeApp)

Obiettivo: imparare e creare un’applicazione beacon,

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Il nuovo zaino Seven The Double Digit: come portarsi i beacon a scuola!

Siamo a settembre e a breve ripartirà la scuola, tempo quindi di ultimi acquisti in vista dell’importante rientro. Una novità attende, però, tutti gli appassionati di tecnologia: lo zaino The Double Digital della Seven. Cosa ha di particolare questo zaino? Ovviamente che include al suo interno un beacon!

La Seven è la prima azienda a proporre questo particolare binomio, in uno dei più grandi e innovativi progetti beacon europei. La presenza del beacon all’interno del Double Digital permette alcune funzionalità interessanti, come la possibilità di localizzare il proprio zaino o quello degli amici (con conseguente impossibilità di utilizzare la vecchia scusa “mamma, non posso andare a scuola, non trovo lo zaino”…), ma anche quello di connettersi automaticamente all’App Seven, o permettere la condivisione di contenuti social con tutti i propri amici.

Il Double Digital si caratterizza inoltre, per essere un prodotto totalmente Made in Italy, sia per quanto riguarda lo zaino stesso (garantito dalla qualità Seven), sia per la parte più tecnologica: l’app infatti è stata sviluppata dai lombardi della AppForGood, mentre i beacon sono il modello Mini della BlueUp di Colle Val D’Elsa, modello che noi di Beaconitaly conosciamo bene e abbiamo già avuto modo di testare. Un prodotto che si preannuncia di grande qualità, in quanto sono proprio le aziende coinvolte a fare della qualità un proprio marchio di fabbrica.

La novità del prodotto è indiscutibile, e l’utilizzo dei beacon in un contesto molto diverso dai soliti, come appunto il mondo degli accessori, è un’idea originale, qualcosa che rende reale e accessibile a molti il cosiddetto IoT (internet of things). Non deve meravigliare che sia proprio l’italiana Seven ad aver pensato ciò, poiché la società piemontese da sempre si caratterizza per prodotti capaci di integrarsi con le ultime tecnologie disponibili.

Con l’inizio delle scuole alle porte, uno zaino tecnologico potrebbe essere veramente un ottimo modo di presentarsi!

Beacon Forte della BlueUp

Il Beacon Forte della BlueUp è il nuovo modello prodotto dalla società colligiana, uscito proprio durante questi mesi estivi. Il beacon Forte è pensato per un uso prettamente esterno, per questo si presenta con un case irrobustito e con alcuni accorgimenti volti a resistere alle peggiori condizioni climatiche.

Scopriamo più in dettaglio il beacon. A livello di funzionalità, il Forte si dimostra degno degli altri modelli della BlueUp: un beacon veloce, affidabile, dal segnale molto stabile, con una circuteria ricavata direttamente dal precedente modello Maxi (leggi la recensione). La durata prevista, inoltre, è molto alta, in quanto il Forte si alimenta con batterie CR123A al litio, con un’attività prevista superiore ai 2 anni.

La vera differenza rispetto ai modelli precedenti, riguarda invece la struttura. Il case, come già annunciato, è più robusto e spesso rispetto ai modelli precedenti: anche il peso di conseguenza è aumentato, e ciò ha richiesto un attacco più robusto per poterlo installare. Molta importanza è stata data anche all’impermeabilizzazione: una serie di guarnizione garantisce una protezione molto elevata nei confronti di umidità e infiltrazioni; inoltre, ad ulteriore protezione dei circuiti dell’antenna, è stato steso uno strato di resina, così da isolarla da umidità e polvere. Non a caso, il beacon Forte ha ottenuto la certificazione IP65.

Come tutti i modelli BlueUp, uno dei punti di forza del beacon è la sua configurabilità: grazie all’app messa a disposizione, impostare distanza o potenza di trasmissione è un’attività semplicissima. Diverso il discorso riguardante la programmazione, poiché la BlueUp, come sua abitudine, non ha a disposizione sdk specifici. Altro punto a sfavore è l’aspetto estetico, in quanto il Forte ha un design molto semplice e minimale, da componente elettrico, ed è sicuramente un aspetto migliorabile.

In conclusione, la BlueUp ha sformato un altro ottimo prodotto. Il fatto di essere pensato per un uso esclusivamente esterno, ha permesso ai tecnici colligiani di curare con accuratezza proprio la sua custodia, che in effetti si presenta molto avanzata. Il nostro consiglio è, ovviamente, di utilizzare il Forte soltanto per uso esterno, anche in posizione molto esposta.

Intervista a Giacomo Bosio della BeeApp

BeeApp è una società molto giovane, ma che già può vantare un passato molto importante. Raccontaci rapidamente la storia che ha avuto BeeApp in questo breve lasso di tempo.

BeeApp nasce ad Ottobre 2013, grazie a tre persone che hanno sempre sviluppato da quando esistono gli store nell’ambito mobile. Abbiamo iniziato facendo consulenza, con la quale poi abbiamo iniziato a finanziare i nostri primi prodotti; fin dagli inizi abbiamo lavorato anche con grosse multinazionali e gruppi importanti, poi abbiamo iniziato a sviluppare nostre soluzioni. Abbiamo avviato un progetto di tirocinio, abbiamo creato la nostra prima soluzione sull’app store e poi siamo arrivati a quello che è il nostro prodotto di punta, WeNote. Questa è la nostra evoluzione in questo ultimo anno e mezzo.

Parliamo appunto di WeNote, il vostro prodotto più importante. Quando e come è nata l’idea di questa particolare tipo di app?

WeNote è un’applicazione che ti consente di avere i reminder solo quando ti servono: di solito se io ti mandassi un messaggio e ti dicessi “stasera quando arrivi a casa innaffia le piante”, te vedresti il messaggio adesso e poi stasera, una volta tornato a casa, te ne saresti dimenticato. Con WeNote, il messaggio lo vedi solo la sera quando entri in casa.

WeNote è nato da un’esigenza: tutti noi in azienda ci dimenticavamo le cose da fare o magari ce ne ricordavamo quando eravamo fuori in ufficio. Qualche mese fa ci è venuta l’idea di sostituire la bacheca coi foglietti attaccati o il post-it sul frigo con un qualcosa di digitale; al che abbiamo preso la tecnologia iBeacon e abbiamo portato la bacheca sugli smartphone di tutti, quindi non solo di chi lavora in ufficio, ma anche di chi condivide la casa con un altro. L’idea, quindi, è nata così, da una nostra esigenza; la abbiamo sviluppata, ampliata, adesso abbiamo una road-map per i passaggi futuri e ciò sta diventando interessante, quasi un social per piccole comunità che però si conoscono davvero e condividono uno spazio fisico.

Voglio ricordare, infatti, che è un’applicazione molto originale per il mercato beacon.

Vero. Fino ad oggi i beacon sono stati utilizzati prevalentemente per scopi commerciali, nei centri commerciali, oppure nei musei; WeNote però porta quella tecnologia in casa, in ufficio, nelle piccole comunità: proprio per questo è innovativa, ed ad oggi soluzioni così articolate col concetto di bacheca “globale” non ce ne sono sul mercato.

Parliamo di quello che è stato il vostro momento più importante, ovvero lo SMAU di Milano 2014, quando siete stati riconosciuti come miglior app mobile per la vostra categoria. Quali sono state le emozioni di quel giorno e quanto vi ha aiutato aver ottenuto questo riconoscimento nello sviluppo di WeNote?

È stato un giorno meraviglioso, ed inaspettato. Mi ricordo ancora la scena: eravamo presenti io e la nostra responsabile Marketing&Comunicazione (Francesca De Marco, ndr), e come concorrenti avevamo grosse aziende come Microsoft o le Poste. In finale eravamo rimasti in tre, nel momento in cui hanno annunciato la vittoria di WeNote c’era Francesca in platea aveva una faccia più allibita della mia che stavo sul palco. L’emozione è stata forte, sul momento non ci credevo, ho impiegato qualche secondo per assimilare la notizia, poi ho espresso la contentezza solo nei minuti successivi.

La vittoria è stata importante perché, considerato i concorrenti che c’erano, e che la Best App Awards era un evento molto importante allo SMAU di Milano, con una platea molto interessante, ed essere premiati lì, quando ancora non c’era neanche una versione beta, è stato un primo riconoscimento importante che ci ha fatto capire che l’idea era giusta, e che andava sviluppata e finanziata in qualche modo, e da lì è partito tutto quello che oggi è la campagna di crowdfunding, gli investimenti societari e la road-map verso il futuro.

Vostro partner è BlueUp. Cosa vi ha spinto a scegliere loro piuttosto che player internazionali già affermati sul mercato?

Abbiamo incontrato BlueUp a SMAU Milano. BlueUp, come noi, nasce sul territorio e produce “in casa”. I player internazionali li abbiamo considerati, però BlueUp ci garantiva una qualità e un modo di lavorare che non è quello che hanno società più grandi; inoltre, essendo loro vicino a noi, (BeeApp è in provincia di Pisa, BlueUp in provincia di Siena, ndr) abbiamo provato a sviluppare un discorso di partnership tecnologica, in modo da valutare le future evoluzioni dell’hardware. Abbiamo puntato a creare il primo prodotto tecnologico a km 0. Noi ci occupiamo di software, BlueUp si occupa di hardware ed entrambe puntiamo sulla qualità, unire le nostre capacità ci garantisce di proporre sul mercato un prodotto ad un prezzo accettabile ma con una qualità alta. Per fare un esempio, BlueUp fa delle saldature in oro all’interno dei beacon; offrono una garanzia che altri produttori, che costruiscono in serie, non ci fornivano. Inoltre, lavorando sul territorio, abbiamo avuto una serie di vantaggi economici ecc. L’importante era rimanere in Italia.

Parliamo della campagna di crowdfunding per il lancio sul mercato di WeNote. Come mai avete scelto questa particolare forma di finanziamento, e perché proprio Indiegogo?

Abbiamo riflettuto a lungo, alla fine abbiamo scelto di andare su una piattaforma di crowdfunding e di partire subito dall’internazionale, perché la nostra è un’applicazione che si rivolge all’utilizzatore finale, che vuole entrare nelle case e negli uffici delle persone, e abbiamo deciso di farci finanziare proprio dagli utilizzatori finali del prodotto spesso. Abbiamo deciso di andare nel crowdfunding anche per vedere le risposte, i feed-back, i consigli sugli sviluppi, cercando di coinvolgere tutti. Chiediamo una cifra bassa, 20.000€, che però per noi sono molto importanti per velocizzare lo sviluppo ed essere sul mercato subito dopo l’estate, perché il prodotto è innovativo oggi, mentre tra due anni potrebbe non esserlo.

Abbiamo scelto Indiegogo perché è una piattaforma internazionale, e Kickstarter ha aperto in Italia solo da poco quando ormai noi stavamo per andare su; inoltre Indiegogo ha una funzionalità importante che è la possibilità, se raggiungi l’obiettivo, di lasciare la campagna visibile, e quindi fare in modo che le persone interessate possano continuare ad effettuare i preordini attraverso Indiegogo. Sulla campagna, infatti, è possibili pre-ordinare il prodotto ad un prezzo di lancio. (qui il link alla campagna)

L’ultima domanda. Quali sono le vostre speranze per il futuro sia di BeeApp che di WeNote?

BeeApp spera di poter crescere. Siamo cresciuti molto nell’ultimo anno e speriamo di fare ancora meglio. Con WeNote speriamo di raggiungere il mercato mondiale, e ci auguriamo che WeNote possa essere una bacheca globale, quindi che ognuno, ovunque vada, abbia la possibilità di lasciare notifiche, promemoria, quindi abbia la vita organizzata.

Ovviamente ci auguriamo di poter lavorare sempre di più su prodotti nostri che possano aiutare l’utenza finale a migliorare la propria vita.

Cliccate qui per ascoltare l’intervista audio integrale

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Tutte le novità beacon allo Smau di Firenze

Siamo stati, il 14 e il 15 luglio, a Firenze, per assistere all’edizione toscana dello SMAU, per poter conoscere le ultime novità in fatto di beacon!

Chi ha attirato le nostre attenzioni è stata fin da subito la BlueUp. La società di Colle Val d’Elsa non poteva mancare alla manifestazione fiorentina, e noi siamo a trovarli al loro stand. Sono molte le novità presentate, a cominciare dalla nuova versione del loro beacon MAXI, dove è stato migliorato il case con una pratica chiusura a scatto. Altra novità è il modello FORTE, un beacon pensato per un uso esclusivamente esterno, con un case rinforzato e dei particolari accorgimenti di protezioni del circuito elettrico, che avremo modo di recensire nelle prossime settimane.

Altra novità molto importante per BlueUp è il beacon Mini personalizzato per la Seven: proprio in questi giorni è stata resa nota la collaborazione tra la nota marca piemontese e l’azienda valdelsana per la produzione di zaini intelligenti integrati con la tecnologia beacon, una novità che, siamo certi, spopolerà tra i ragazzi delle scuole. Infine sono stati presentati anche il loro nuovo UriBeacon e il beacon personalizzato per WeNote.

E proprio WeNote rappresenta l’altra novità beacon presente a SMAU Firenze. La BeeApp, software house ideatrice di WeNote, era presente alla manifestazione fiorentina, e ci hanno dato aggiornamenti riguardo alla loro compagna di crowfunding per la loro interessante app. Le cose stanno evolvendo bene, e l’invito è sempre quello di partecipare su Indiegogo (clicca qui per accedervi).

Ovviamente a Firenze c’erano presenti anche tanti altri progetti interessanti che non prevedono l’utilizzo dei beacon: abbiamo deciso di raccontarvi brevemente quelli che ci hanno colpito maggiormente in questi due giorni fiorentini.

Il primo riguarda il MikroTech della pratese Energysolving, un sistema per gestire i flussi di riscaldamento all’interno delle abitazioni: in pratica è un sistema che permette di decidere quali siano i termosifoni da attivare, evitando così che stanze non utilizzate siano riscaldate, con un evidente risparmio di consumi. Un progetto green sicuramente molto interessante.

Altro progetto che ci è piaciuto molto è il Virtual Dressroom di Xoonia, uno specchio con cui potersi provare gli abiti. Grazie ad una telecamera e un software, sullo specchio è elaborata un immagine di voi stessi con indosso gli abiti che vorreste provare, proprio come se fosse un camerino virtuale. Le possibilità di applicazioni di questa tecnologia sono veramente molte.

Altro progetto è quello di GoGoBus, una piattaforma per condividere il noleggio di un pullman per raggiungere qualsiasi destinazione. Basta digitare il luogo desiderato che subito GoGoBus cerca altri viaggiatori, in maniera da abbattere i costi di noleggio.

Infine, segnaliamo due app molto interessanti per chiunque adori viaggiare: Zonzofox e Yamgu.

Zonzofox è un’app che permette la creazione di itinerari, in base alle necessità del viaggiatore: tempo a disposizione, luogo di partenza e altro ancora. Il suo vantaggio è quello di adattarsi in base alle esigenze, ricalcolando sempre itinerari nuovi, includendo sia monumenti famosi come i meno noti, andando incontro ai gusti di tutti i tipi di viaggiatori.

Yamgu, invece, sfrutta tantissimo l’interazione coi social network, e le condivisioni delle foto e le informazioni turistiche degli utenti della rete in tempo reale. Ha il vantaggio di annunciare in tempo reale quello che sta accadendo in città, e di prestare un occhio di riguardo agli eventi cittadini, adatta a tutti viaggiatori che non sono interessati soltanto ai monumenti.

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WeNote: app e beacon per ricordarsi sempre tutto!

Quante volte capita di dimenticarsi di fare qualcosa, nonostante le migliaia di post-it affissi sulle pareti? Bene, finalmente esiste qualcuno che ha creato una soluzione a questo annoso problema!

Lunedì siamo stati invitati al Polo di Tecnologico di Navacchio (nei pressi di Cascina, vicino a Pisa), per la presentazione di WeNote, un’app creata proprio per aiutare a ricordarsi di tutto! e lo fa grazie ai beacon!

WeNote è stata sviluppata dalla giovane società pisana della BeeApp, in collaborazione con BlueUp, ed ha già ricevuto importanti riconoscimenti per l’originalità della propria idea (votata migliore Mob App allo SMAU di Milano 2014, davanti a molti colossi del settore).

Il funzionamento dell’app è semplice: tramite essa si appunta cosa deve essere ricordato e, soprattutto, da chi (proprio come in un post-it); poi quando chi deve ricordare passa vicino al beacon, una notifica giunta sullo smartphone gli “ricorda” quello che deve fare. Un’idea semplice, ma a cui ancora nessuno aveva pensato prima dei ragazzi di BeeApp.

Rispetto alle tante sveglie o reminder che si possano trovare in giro, WeNote ha il suo punto di forza proprio nella totale integrazione con la tecnologia beacon, poiché non solo richiama, ma lo fa anche in maniera molto precisa e localizzata, e soltanto quando il remind può essere veramente utile. Prendiamo l’esempio di un beacon WeNote piazzato vicino alla porta di casa: può ricordare a chi sta uscendo di controllare di aver spento le luci, ma anche di prendere qualcosa, di fare una telefonata prima di uscire, o tantissimo altro ancora.

I primi fruitori di WeNote sono stati proprio quell della BeeApp: come ha raccontato Francesca De Marco, responsabile della comunicazione, grazie a WeNote sono riusciti ad organizzarsi molto bene, poiché ogni singolo compito è sempre stato ricordato, dai più importanti ai minori, riuscendo così a non tralasciare non aspetto della loro vita lavorativa.

WeNote ci è piaciuto, e nella sua semplicità lo troviamo un prodotto molto utile, quasi indispensabile considerata la sua funzione, da attendere con impazienza il suo arrivo sul mercato (soprattutto da persone sempre distratte come chi scrive!). WeNote, infatti, per quanto sia già pronto, ancora non è distribuito sul mercato: proprio per questo motivo, lunedì a Navacchio, è stata lanciata la campagna di crowdfunding su Indiegogo, per sostenere le spese di lancio di WeNote. Il nostro invito è di contribuire al suo lancio, perché, ripetiamo, il prodotto è molto valido e può veramente portare benefici a tutti!

Il video di presentazione di WeNote

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La nostra prima App: Beaconbike

Finalmente, ecco la prima App firmata Beaconitaly!!! Beaconbike nasce dalla costante paura che abbiamo quando lasciamo la bicicletta da qualche parte a Bologna (magari per fare delle commissioni o prendere un caffè con gli amici); così, per non dover controllare ogni minuto che la nostra bicicletta sia tranquilla nel luogo dove l’abbiamo lasciata, abbiamo pensato a questa app.

Il funzionamento è semplice: acquistate un beacon e montatelo sulla vostra bicicletta (ovviamente cercate i modelli beacon più piccoli).

Attivate il bluetooth sul vostro iPhone e iPad, poi attivate il monitoraggio delle attività sul vostro iPhone o iPad: beaconbike sarà in grado di avvisarvi quando vi spostano la bicicletta, permettendovi di intervenire subito al primo accenno di furto.

L’app funziona anche per, eventualmente, ritrovarla, perché avvisa quando ci si trova ad una certa distanza dalla propria bicicletta.

I modelli supportati per default sono gli Estimote e i BlueUp, ma esiste l’opzione per aggiungere l’UUID di qualsiasi beacon, lasciandovi libertà di scelta.

Ovviamente Beaconbike è gratuita, ed è un piccolo regalo per tutti i nostri lettori!

 

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