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Intervista al Direttore Claudio Casadio

Quali sono state le motivazioni che vi hanno condotto a ricercare nuove soluzioni tecnologiche per il vostro museo?

La volontà di dare una risposta al visitatore che, visitando la Pinacoteca o qualunque altro museo vuole avere informazioni. Lo strumento classico sarebbe l’audioguida, ma ormai il visitatore viene col proprio smartphone o tablet; bisogna quindi adottare anche questi strumenti, e abbiamo cercato quelle che potevano essere le proposte migliori. L’idea di sviluppare un’app che si basi sui beacon ci è sembrato una buona risposta.

Il progetto di dotare il museo di un’app nasce lontano. Quali sono state tutte le tappe che vi hanno portato fino a questa inaugurazione che avverrà a breve?

Siam partiti dal bisogno di avere l’audioguida, e la cercavamo con due caratteristiche fondamentali: che fosse in formato standard, e individuammo il formato mp3, e che fosse facilmente aggiornabile, ovvero che potesse essere aggiornata dagli operatori del museo senza ricorrere a ditte esterne. Lo strumento lo abbiamo trovato ed è tutt’ora in uso; nel frattempo però sono sorte nuove esigenze, una su tutte la necessità di visualizzare immagini o video. Queste cose non sono indispensabili in un museo, però sicuramente sono utili.

Abbiamo quindi cercato altri strumenti, individuando così, come già detto, lo smartphone o tablet dei visitatori, perché sono molto diffusi, e hanno costi ormai minori di un’audioguida classica, oltre a permettere molti utilizzi diversi.

Il secondo passaggio è stato, su mia idea, di utilizzare il QR Code. Il vantaggio era nel suo essere uno strumento universale, che non richiedeva piattaforme di vario tipo, quindi una logica non proprietaria, e leggibile con facilità da tutti i devices, basta aver installato un lettore di QR Code. Quindi abbiamo aggiunta alla didascalia anche un codice QR Code. Questo è stato il primo passaggio, la semplice audioguida da ascoltare dal proprio smartphone o tablet utilizzando il QR Code. Poi abbiamo migliorato il servizio: ci siamo resi conto che uno smartphone elabora molto più materiale di un semplice audio MP3, allora abbiamo arricchito l’audioguida per smartphone. Il QR Code rimandava ad una pagina web, dove il visitatore poteva leggere la scheda dell’opera, o scegliere sia di ascoltare il file in lingua italiana (e, quando disponibile, in un’altra lingua), sia di vedere le schede di approfondimento e la scheda biografica di un autore.

Al beacon ci siamo arrivati perché, quando dici che utilizzi il QR Code rispondono “ah, ma il QR Code è già superato, ora c’è il beacon!”. Questa è una battuta, ma abbiamo individuato nel beacon lo strumento successivo, perché è interattivo e perché col beacon possiamo inviare segnali all’utente. Il problema è stato capire come utilizzare i beacon. L’idea iniziale era mettere un beacon per ogni opera, ma l’operazione era infattibile. Un’altra possibilità era selezionare un gruppo di opere, ma come operatore museale la ritenevo un’operazione non corretta. Proprio per non discriminare, abbiamo pensato ad un uso diverso dei beacon. Il beacon infatti aiuta il visitatore dicendogli in quale sala è entrato, e mettendogli a disposizione l’elenco di tutte le opere e una descrizione generale della sala, con la possibilità di accompagnare il visitatore nella sua visita autonoma in modo discreto, ma io credo molto utile.

Ci presenti il museo, quali sono le collezioni, i pezzi più pregiati o quelli più interessanti.

Questa è una pinacoteca con una sua specificità: sono tutte opere provenienti dal territorio faentino, arrivate in questo istituto già a fine Settecento con le confische napoleoniche. Aggiungo anche che questo è il più antico museo della Romagna. Le prime opere arrivarono nel 1796, l’apertura al pubblico è del 1878, quindi un museo che ha una storia importante e un patrimonio veramente consistene. Abbiamo opere che coprono un arco temporale che va dalla tarda antichità, cioè VII-VIII secolo d.c., fino a opere del Novecento. Abbiamo una collezione di artisti faentini del primo Novecento davvero importante e significativa a livello nazionale (noi li chiamiamo gli artisti del cenacolo Baccarini dal nome del più importante artista, Domenico Baccarini, morto a soli 23 anni), ma abbiamo anche una donazione recente, con una trentina di opere molto importanti, tra cui dipinti di De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi, Morandi, insomma tutti i grandi nomi della pittura italiana del Novecento. Tra le altre opere importanti abbiamo un San Girolamo scolpito da Donatello, opere rinascimentali di artisti faentini ma anche toscani, poiché Faenza ha sempre avuto grandi contatti con la Toscana. È una visita che permette di approfondire la storia, l’arte e la cultura non solo del territorio faentino, ma anche di momenti importanti della storia e cultura italiana.

Quali sono le aspettative per il futuro della Pinacoteca?

Sarebbe bello avere una Pinacoteca sempre più ricca, ma coi tempi che corrono ciò è impossibile. Il sogno sarebbe far diventare questo museo più social, ovvero più partecipato, con la gente che viene non solo per vedere le opere ma anche per incontrarsi, organizzando molte occasioni d’incontro; ma il vero sogno sarebbe che i musei italiani riuscissero a diventare come sono i musei delle piccole città inglesi, dove le famiglie ci vanno la domenica per ritrovarsi, per mangiare nel ristorante del museo.

C’è poi un altro aspetto che dovremmo riuscire ad approfondire e in questo spero che le tecniche ci aiutino. Un museo come questo ha ancora una concezione ottocentesca. In fondo, in queste sale i quadri sono stati collocati nell’ottocento e non sono mai stati spostati. Dovremmo riuscire a far diventare questi musei in qualcosa di più moderno. Difficilmente sposteremo i quadri, perché ormai questo tipo di esposizione è storicizzata; però, con l’uso delle nuove tecnologie, a mio parere, si può trasformare in qualcosa di diverso. La narrazione durante la visita è già cambiata molto: prima avevamo il cicerone, adesso invece possiamo fare visite approfondite, i percorsi se li crea da solo il visitatore, grazie a smartphone e tablet e alla possibilità di utilizzare in modo intelligente le nuove tecnologie. Il problema diventa proprio questo: riuscire, come operatori museali, a sfruttare per bene queste tecnologie per far sì che la visita diventi qualcosa di partecipato e intelligente e più moderno di quello che poteva fare il visitatore nell’Ottocento, che magari veniva con il suo taccuino e si copiava alcune immagini. Ecco, dobbiamo riuscire a dare una diversa modalità alla visita e questo spero proprio che ci aiutino sempre più le nuove tecnologie.

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App e beacon nella Pinacoteca di Faenza

A Faenza (RA), tra pochi giorni,  inaugureranno il nuovo percorso beacon all’interno della Pinacoteca comunale. Noi di Beaconitaly siamo andati a visitarla in anteprima, insieme ad un accompagnatore d’eccezione: il direttore della pinacoteca Claudio Casadio.

La Pinacoteca di Faenza è il più antico museo della Romagna (l’apertura al pubblico avvenne nel 1868, ma le opere cominciarono ad affluire sin dalle soppressioni napoleoniche del 1796), e vanta al suo interno opere di grande interesse. Il periodo storico che coglie va dal 1200 fino al secolo scorso, con importanti testimonianze dello stretto rapporto tra Faenza e Firenze nel ‘400, testimoniato soprattutto dal San Girolamo del tardo Donatello, oltre che della florida stagione scultorea faentina del primo Novecento. Il museo inoltre ospita “una collezione di opere del Novecento (la collezione Bianchedi Bettoli-Vallunga, nda) con De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi, Morandi, quindi i grandi nomi della pittura italiana del Novecento”.

All’interno della Pinacoteca i beacon non sono molti e servono soprattutto a mappare le differenti sale del museo. Una scelta voluta dal direttore, dopo aver provato ad utilizzarli in diversi modi. “L’idea iniziale era mettere un beacon per ogni opera, ma l’operazione era infattibile. Un’altra possibilità era selezionare un gruppo di opere, ma come operatore museale la ritenevo un’operazione non corretta. Proprio per non discriminare, abbiamo pensato ad un uso diverso dei beacon”. Entrando in una sala, si ricevono le informazioni riguardanti la storia di quella sala e tutte le opere esposte al suo interno, con l’idea di accompagnare i visitatori in maniera discreta, aiutandoli nella scelta di un proprio itinerario basato sulle proprie passioni e interessi. I beacon utilizzati sono il modello Mini della BlueUp, posizionati in maniera quasi invisibile all’interno delle sale, nascosti tra le intercapedini del soffitto, ma nonostante ciò la ricezione del segnale è ottimale.

L’app utilizzata è AmaMusei della bolognese Janus (per poter vedere la guida bisogna digitare il codice pnctfnza nelle impostazioni dell’app), e si presenta come un’app elegante e facile da utilizzare (ne abbiamo parlato qui). La parte interessante dell’app faentina, sono i percorsi presenti al suo interno. Attualmente ne sono presenti due, ma ne sono previsti altri in futuro. Il primo è dedicato alla rappresentazione del fiasco di vino nel corso dei secoli, il secondo riguarda la ceramica all’interno delle opere esposte, con spiegazioni degli stili e delle tecniche di lavorazioni dei suppellettili dipinti. La qualità delle schede è molto alta. Le descrizioni sono complete ed esaustive, capace di fornire documentazioni che vanno molto al di là della semplice informazione; inoltre, il sistema di collegamenti presenti all’interno dell’app, permette di inoltrarsi nella conoscenza di tutti gli elementi della Pinacoteca, rispondendo alle esigenze anche dei visitatori più esperti ed appassionati (e detto da uno storico dell’arte puntiglioso come me, ciò vale molto).

Il lavoro alla Pinacoteca si può considerare come riuscito e, soprattutto, efficace. Il percorso non ha elementi di spettacolarità come in altri musei, ma la sua semplicità di concezione ha il pregio di essere funzionale, rapido e di immediata comprensione, senza però sacrificare la qualità dell’applicazione stessa.

Contatti

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