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Beacon o GPS?

Parlando con alcune persone interessate al mondo dei beacon, è nata una discussione riguardo all’uso del GPS o dei beacon per localizzarsi in una specifica area. L’argomento è stato così interessante, da volerlo riportare anche qui, su Beaconitaly.

Per prima cosa vediamo, a grandi linee, le differenze tra i due sistemi. Il GPS è sicuramente lo strumento più famoso in assoluto per la geolocalizzazione: nato in ambito militare negli anni Settanta, ha visto il proprio sviluppo in ambito civile agli inizi degli anni Novanta, per poi diffondersi capillarmente nell’ultimo decennio, grazie anche alla presenza su smartphone e tablet. Un apparecchio GPS sfrutta il segnale inviato da alcuni dei satelliti GPS attualmente in orbita (in totale sono una trentina), calcolando, grazie ad un algoritmo apposito, le coordinate in tempo reale, con un errore approssimativo di una decina di metri.
Una curiosità: i satelliti GPS sono ancora gestiti dalla Difesa degli Stati Uniti, che ne permette l’uso civile.
I beacon, invece, hanno un funzionamento molto più semplice. Come già più volte spiegato, l’unica funzione di un beacon è inviare un segnale col proprio codice d’identificazione; in questa maniera, sapendo che il beacon 1 si trova in posizione X, è possibile localizzarsi all’interno di un’area. Collocando diversi beacon in uno spazio, si può avere anche una localizzazione in movimento (usando, ovviamente, un’app che abbia un algoritmo capace di rielaborare le informazioni provenienti dai beacon).

I due sistemi, quindi, possono svolgere, in maniera diversa, la stessa funzione, ed è utile ragionare su quale sia il più corretto da utilizzare quando si sviluppa un progetto che preveda la localizzazione. Le domande da cui partire sono: cosa devo localizzare e dove devo farlo. Sulla prima domanda, la soluzione si rivela molto semplice: se devo localizzare paesi, palazzi, chiese o comunque elementi ben visibili in un ambiente, i quali difficilmente possono essere confusi, il GPS si rileva lo strumento migliore; viceversa, se mi serve localizzare un punto specifico nello spazio con la minima possibilità di errore, allora i beacon trovano la loro utilità (sempre che, il ricevente, si muova a bassa velocità).
Il discorso di complica sul dove. Premesso che, in ambienti interni, l’uso dei beacon diventa indispensabile, in esterno sono molte e diverse le valutazioni da compiere. L’importante è tenere sempre presente che il GPS funziona tramite coordinate, per cui la localizzazione è sempre possibile; il beacon, invece, lavora soltanto quando il suo segnale è raccolto dal dispositivo, per cui, fuori dalla sua area d’azione, non è di alcuna utilità. Per fare due esempi: in uno spazio molto ampio, come ad esempio una vasta area oppure una piazza, sarà molto più semplice guidare tramite un sistema GPS; viceversa, in ambienti ristretti, come vicoli, gallerie o tunnel, una serie di beacon può lavorare con un’efficacia maggiore.

In conclusione, per geolocalizzare, il GPS è il sistema migliore nella maggioranza dei casi, sia perché è nato per fare ciò, sia perché prevede costi molto minori; i beacon invece possono avere molta utilità per superare i limiti naturali del GPS.

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Come gestire i beacon e le condizioni atmosferiche

Quando si progetta un lavoro coi beacon, sono molti i parametri da prendere in considerazione per ottenere il massimo. Dopo aver analizzato le problematiche relative alla batteria, questa volta ci siamo concentrati su quanto le condizioni atmosferiche possano incidere sulla vita del beacon.

Ne abbiamo parlato insieme ad Alessio Cucini, ingegnere e fondatore della BlueUp, azienda senese produttrice di beacon.

 

1) Prima di progettare un beacon, bisognerebbe tener conto del luogo dove essi vengono installati. Quali sono le condizioni ideali per l’operatività dei beacon, e quali invece le peggiori?

Sicuramente l’ambiente di installazione del beacon, come per un qualsiasi altro dispositivo elettronico, deve essere preso in considerazione dal progettista/produttore del beacon oppure dall’installatore che deve scegliere fra i molti prodotti che può trovare sul mercato. Non sempre questi aspetti sono sufficientemente approfonditi: questo può succedere, ad esempio, quando chi progetta l’infrastruttura beacon è una azienda di sviluppo software che spesso non ha internamente le competenze necessarie per affrontare problematiche più strettamente correlate all’hardware.

Chiaramente, ci sono condizioni ambientali “standard” che non richiedono particolari attenzioni o precauzioni: ad esempio, nel gran parte delle installazioni indoor in ambienti frequentati da persone (ad esempio, musei, centri commerciali, …), dove la temperatura ed altri parametri ambientali sono controllati.

Al contrario, esistono condizioni ambientali “estreme” che richiedono precauzioni particolari: ad esempio nel caso di ambienti con livelli di temperatura molto bassi o alti oppure valori di umidità elevati, nel caso di forti escursioni termiche (ad esempio, beacon installati all’aperto, soggetti alle variazioni ambientali giorno/notte e estate/inverno) o di esposizione a fattori atmosferici (pioggia, neve, irraggiamento solare, …), oppure in presenza di sollecitazioni meccaniche (ad esempio vibrazioni nel caso di beacon installati su mezzi in movimento).

Per rispondere a queste diverse casistiche di installazione, in BlueUp abbiamo sviluppato una serie di beacon con più versioni: dal BlueBeacon Mini, il classico beacon compatto general-purpose, al Maxi, con batterie alcaline standard per applicazioni fisse indoor, fino al modello Forte, che offriamo in due diverse versioni di batteria (al litio primario, entrambe a range di temperatura esteso), ideato per le applicazioni “estreme”: outdoor, industriali, ecc.

2) Quali componenti di un beacon soffrono maggiormente le condizioni climatiche avverse?

Sicuramente la batteria è l’elemento più critico di un beacon, rispetto all’operatività in condizioni non ideali. Le batterie sono caratterizzate in termini di capacità nominale (ovvero la quantità di corrente totale che sono in grado di erogare nell’intervallo di tensione operativo, espressa in Ah o mAh), calcolata alla temperatura ambiente di 25°C. Se le batterie vanno ad operare a temperatura molto più basse, la capacità si riduce, e quindi la durata. Ad esempio una batteria alcalina che opera a -10°C, riduce la propria capacità del 50% (questo significa che la vita operativa sarà la metà di quella nominale attesa). Inoltre, la capacità delle batterie degrada anche quando sono soggette a forti escursioni termiche, tipo quelle che si possono avere in caso di funzionamento all’aperto.

Ancora più forte è l’impatto della temperatura per gli accumulatori di energia come batterie ricaricabili o supercap: in questi casi, approssimativamente, ogni 10 gradi di aumento della temperatura si ha un dimezzamento della vita operativa.

Anche gli elementi attivi del beacon (cristalli, transceiver) possono avere parametri che variano in funzione della temperatura (tipicamente tutti i componenti elettronici hanno un range di temperature operativo). Per le applicazioni a temperature estreme, è necessario che gli elementi attivi siano caratterizzati per operare secondo specifica su tutto il range operativo.

3) Possono le condizioni climatiche incidere sulla qualità del segnale radio di un beacon?

Tenendo conto che il beacon opera tipicamente a breve raggio (qualche metro o poche decine di metri), l’impatto di condizioni climatiche avverse (ad esempio un forte temporale in caso di installazione in esterno) si può assumere trascurabile, e si manifesta con un valore di attenuazione del segnale leggermente superiore. E’ però importante che il beacon sia progettato, anche a livello meccanico, per operare in queste condizioni, adottando ad esempio contenitori con un grado di protezione adeguato.

4) Quali consigli dareste per proteggere i propri beacon a chi li ha già acquistati? E quali dareste, invece, a chiunque debba realizzare un nuovo progetto coi beacon?

Una premessa è d’obbligo: non è sufficiente inserire il beacon in un contenitore IP65 piuttosto che IP67 (IP sta per International Protection e identifica il livello di protezione da polveri e acqua) per poter affermare che sia adatto ad operare in esterno. Ad esempio, se le batterie hanno un intervallo di temperatura limitato, la durata operativa del beacon in esterno, essendo soggetto a forti escursioni termiche, sarà di gran lunga inferiore a quella attesa. Quindi usando un contenitore con livello di protezione adeguato (IP65 o superiore) ci assicuriamo che il dispositivo sia protetto da precipitazioni o altri fattori ambientali, ma non abbiamo nessuna garanzia rispetto alla vita operativa del beacon.

Se state partendo con lo sviluppo di un nuovo progetto che coinvolge beacon installati in esterno o comunque in ambiente “difficile”, gli aspetti da tenere in considerazione nella scelta del modello sono: 1) livello di protezione del contenitore (consigliato IP65 o superiore), 2) tipo e capacità della batteria: la batteria deve avere un range di temperatura operativo ampio e una capacità nominale che garantisca una durata stimata sufficientemente marginata rispetto a quella minima richiesta, e 3) sostituibilità della batteria: nel caso di installazioni in esterno, non essendo predicibile l’andamento della temperatura e delle condizioni ambientali in generale, risulta difficile anche prevedere la durata operativa effettiva della batteria. Risulta quindi fondamentale poterla sostituire quando è quasi scarica, senza necessariamente sostituire l’intero apparato. Per questo è importante poterne monitorare lo stato. I BlueBeacon prodotti da BlueUp, ad esempio, consentono il monitoraggio del livello della batteria sia nella versione iBeacon che Eddystone (quest’ultima specifica supporta a livello nativo il formato TLM, per funzionalità di telemetria) senza necessità di connessione al beacon.

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Beacon B03 della iBlio

Torniamo ad occuparci dell’hardware beacon, e questa volta abbiamo analizzato il nuovo modello B03 della torinese iBlio, con specifiche Eddystone e iBeacon.

Il beacon si presenta di medie dimensioni, di forma quadrata, con due fori sul case per il passaggio delle viti di installazioni. Come già detto, il salto di qualità nel case, rispetto ai primi modelli, è evidente. Il beacon si preannuncia resistente e con una buona impermeabilità che lo rende adatto anche ad un uso esterno, nonostante il modello non abbia particolari accorgimenti. Per quanto riguarda la funzionalità hardware, il modello risulta essere molto completo e con alcune funzionalità aggiuntive particolarmente interessanti. Considerando la parte Eddystone, grazie al frame TLM, si possono controllare: carica della batteria, temperatura interna del dispositivo, contatore advertisement (ovvero il numero di segnali inviati dalla sua accensione) e da quanto tempo esso è acceso; sul resto interessante anche la monodirezionalità dell’antenna, che invia il segnale in una sola ed unica direzione.

La batteria, invece, risulta essere la parte più debole del dispositivo. Il beacon utilizza una coin battery da 3V CR2477N, con una durata prevista di 1 anno. Un’autonomia un po’ bassa considerato le alte autonomie riscontrate per altri modelli, in parte però giustificata dall’alto numero di informazioni inviate. Qualche problema, invece, viene dato dall’alloggiamento della batteria. In fase di rimozione, infatti, estrarre la batteria comporta una pericolosa piegatura della circuteria, e per evitare il rischio di frattura abbiamo dovuto smontare l’intero blocco-circuito.

Lasciamo la parte operativa e concentriamoci sulla configurabilità e programmazione. Per quanta riguarda la configurabilità, nonostante l’assenza di un’app dedicata sviluppata da iBlio, essa risulta eccellente, in quanto il beacon dialoga benissimo con tutte le app esistenti sugli store. Purtroppo non ci risultano rilasciati gli SDK per la programmazione, facendo risultare più complesso questo aspetto.

In conclusione, il modello della iBlio, nonostante alcuni difetti come la batteria, risulta essere un beacon molto funzionale e soprattutto versatile. I molti sensori sensori installati hanno il pregio di rendere il beacon molto tecnico, adatto ai contesti in cui è necessario il costante controllo delle prestazioni. Questa qualità giustifica ampiamente il prezzo superiore rispetto ai beacon della stessa categoria.

Hardware: 9/10

Case e resistenza: 6,5/10 (8,5 per il case, 5 per il blocco batteria)

Configurabilità: 9/10

Programmabilità: n.d.

Qualità/prezzo: 8,5/10

Voto finale: 8/10

Beacon B03

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Come gestire le batterie dei beacon

La gestione della batteria è uno degli aspetti più importanti da valutare in ogni progetto che coinvolga l’uso dei beacon. Ormai i primi progetti pilota hanno superato il primo anno di vita e si stanno avvicinando al momento della prima (costosa) sostituzione di massa delle batterie; inoltre chiunque stia progettando un lavoro sui beacon, dovrebbe porsi qualche domanda sulla loro manutenzione, in quanto può essere un momento critico per qualsiasi lavoro.

Noi di Beaconitaly abbiamo contattato Valter Foresto di iBlio, azienda torinese produttrice di beacon, per parlare proprio di questo argomento fondamentale.

Quali sono le problematiche che possono subire le batterie di un beacon?

Le problematice sono principalmente 4: l’influnza della temperature, l’autoscarica, le questioni tecniche (reperibilità, costo, ingombro, prestazioni), l’impatto ambientale e il loro smaltimento.

Per quanto riguarda il primo punto, la capacità delle batterie tipicamente decresce al diminuire della temperatura operativa ed il range di temperatura operativo va da -40 a +85 °C per le batterie “coin battery” tipicamente usate nei dispositivi BLE come i beacons.

Sull’autoscarica, bisogna considerare che le batterie subiscono nel tempo una perdita della propria capacità, ma questo parametro è da considerarsi importante solo per lunghi periodo di stoccaggio in cui queste non sono operative. Questo parametro ha scarsa influenza quando queste sono operative in quanto il consumo medio operativo è tipicamente ben maggiore di quello dovuto all’autoscarica.

La reperibilità commerciale delle batterie è un parametro da considerare attentamente. Molto importanti sono le prestazioni in termini di “capacità”, intesa come quantità di corrente fornibile nel tempo ed espressa quindi in ampere-ora (Ah o suoi millesimi mAh), l’ingombro che influenza le dimensioni finali del prodotto ed i costi che sono legati essenzialmente ai tre parametri appena descritti.

Le capacità tipiche delle batterie usate nei dispositivi BLE come i Beacons sono le seguenti :

  • Batterie tipo “coin cells” CR2032 220mAh, CR2450 500mAh, CR2477 1000mAh
  • Batterie tipo “AA” da 1.5V usate in coppia da 2000mAh, da 3V al Litio da 3000mAhInfine, l’ impatto ambientale e lo smaltimento delle batterie sono un problema di portata planetaria.

Cosa consigliate, a chi possiede già dei beacon, per garantire la funzionalità della batteria il più a lungo possibile.

Sono quattro i consigli da fornire:

1) Usare un periodo di advertisement il più lungo possibile compatibilmente con la responsività desiderata dell’azione associata alla rilevazione del beacon.

2) Impostare la potenza RF emessa dal dispositivo BLE in funzione dell’ effettivo raggio massimo richiesto dalla propria applicazione (qui un riferimento)

3) Il numero di bytes trasmessi in un pacchetto BLE dipende dal tipo di advertisement (iBeacon, Eddystone-UID, Eddystone-URL, Eddystone-TLM, Sensori/Attuatori, Sicurezza, ecc) ed influenza direttamente il consumo di energia, maggiori informazioni trasmesse portano ovviamente a maggiori consumi.

4) Il pacchetto di advertisement è tipicamente trasmesso sui 3 canali standard previsti dal BLE ad ogni periodo di advertisement. Configurare 2 canali invece di 3 aumenta di 1/3 la durata della batteria, e di 2/3 se usato un canale solo. Questa tecnica è da usare però con accortezza in quanto gli scanners / clients BLE normalmente scansionano tutti e tre i canali e quindi riducendo il numero di canali si riduce la responsività degli scanner.

Chi deve realizzare un progetto che prevede l’utilizzo dei beacon, deve considerare il consumo naturale della batteria nel tempo e la loro sostituzione, soprattutto in caso di grandi quantità di dispositivi. Quali sono le indicazioni da seguire?

Quanto detto in risposta alle due domande precedenti va considerato attentamente oltre a definire una procedura di approvvigionamento preventivo e sostituzione programmata del parco batterie dei dispositivi in campo.

Il fatto che i dispositivi BLE come i beacon siano in grado di inviare autonomamente informazioni sullo stato della batteria è così fondamentale per chi deve gestirne in campo l’operatività. Da questo punto di vista i prodotti che forniscono tali informazioni, localmente o via Internet, sono assolutamente da preferire.

Come produttore di beacon, cosa proponete come nuove soluzioni per un miglioramento della batteria?

Oltre ai suggerimenti visti ai punti precedenti, e soprattutto quanto detto in merito all’ impatto ambientale ed allo smaltimento, le batterie dovrebbero essere usate quando non se ne può fare a meno. Quanto detto ha portato iBLio ad essere il primo produttore al mondo a realizzare dispositivi BLE alimentabili, oltre che a batterie di lunga durata, anche a Celle Solari e tramite Wireless Power Transfer che alleviano entrambe molte delle problematiche descritte in precedenza ed eliminano le problematiche di gestione, manutenzione e smaltimento delle batterie.

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Le novità di iBlio

B06a

Il beacon iBlio “Long Range” alimentato a Celle Solari (modello B06)

Durante l’estate è stato ufficializzato il nuovo catalogo della innovativa iBlio, azienda torinese specializzata nella produzione di beacon, con un occhio di riguardo al mondo dell’industria. Il rapporto stretto col mondo industriale, ha permesso ad iBlio di progettare beacon innovativi, con alcune funzioni molto interessanti.

Ricordo inoltre che la iBlio è stata la prima azienda europea a credere nel progetto UriBeacon, oltre ad essere una delle prime al mondo ad aver incluso il nuovo modulo Eddystone di Google: questo perché l’azienda torinese, fin dalla sua nascita, collabora con Mountain View nel suo progetto beacon!

Ma adesso guardiamo con attenzione alle novità presenti nel catalogo!

La prima cosa da notare è il notevole miglioramento estetico dei primi modelli creati da iBlio, i beacon da noi provati a Marzo (leggi qui). Adesso il case si presenta gradevole alla vista e con un attacco migliorato, in quanto sono presenti più fori per diverse tipologie di viti, oltre ad aver migliorato le prestazioni dichiarate della batteria. Migliorie che testimoniano il lavoro costante dell’azienda.

I beacon veramente interessanti, però, sono gli ultimi presentati, ovvero quelli sviluppati durante l’ultima primavera. Il primo di cui trattiamo è il Beacon a Celle Solari, il B05, primo modello in serie al mondo a prevedere l’uso di celle solari per alimentare la batteria. Sono evidenti i vantaggi di questo tipo di soluzione, soprattutto se usati in spazi all’aperto e soleggiati, oppure all’interno di una vasta area dove fare manutenzione dei beacon è difficile e costoso, risparmiando così tempo e denaro per l’ordinaria amministrazione.

L’altro modello dalle potenzialità eccellenti è il cosiddetto “Long Range” (modello B08), capace di emettere segnali fino alla distanza di 450 m, oltre sei volte la potenza di un beacon normale! Certo, la qualità di ricezione del segnale a così ampia distanza dalla sua fonte è tutta da verificare, ma siamo certi che in alcuni contesti, specie in campo industriale, questa incredibile potenza di segnale può avere un grandissima utilità.

Ovviamente esiste anche il modello che unisce le Celle Solari al “Long Range” (il B06), con l’obiettivo di creare un superbeacon, perfetto per ogni situazione.

Tutti i nuovi modelli hanno ottenuto la certificazione IP68, garantendo così una protezione quasi assoluta sia da acqua che da polvere.

Bisogna però segnalare che questi ultimi modelli sono di grandi dimensioni, ed inoltre hanno un costo molto elevato, il che li rende adatti ad un uso nell’ambito professionale ed industriale.

Ormai è chiaro che i beacon stanno mostrando potenzialità inaspettate, e non ci resta altro scoprire ed esplorare tutti i futuri sviluppi nel campo dell’hardware!

Beacon Forte della BlueUp

Il Beacon Forte della BlueUp è il nuovo modello prodotto dalla società colligiana, uscito proprio durante questi mesi estivi. Il beacon Forte è pensato per un uso prettamente esterno, per questo si presenta con un case irrobustito e con alcuni accorgimenti volti a resistere alle peggiori condizioni climatiche.

Scopriamo più in dettaglio il beacon. A livello di funzionalità, il Forte si dimostra degno degli altri modelli della BlueUp: un beacon veloce, affidabile, dal segnale molto stabile, con una circuteria ricavata direttamente dal precedente modello Maxi (leggi la recensione). La durata prevista, inoltre, è molto alta, in quanto il Forte si alimenta con batterie CR123A al litio, con un’attività prevista superiore ai 2 anni.

La vera differenza rispetto ai modelli precedenti, riguarda invece la struttura. Il case, come già annunciato, è più robusto e spesso rispetto ai modelli precedenti: anche il peso di conseguenza è aumentato, e ciò ha richiesto un attacco più robusto per poterlo installare. Molta importanza è stata data anche all’impermeabilizzazione: una serie di guarnizione garantisce una protezione molto elevata nei confronti di umidità e infiltrazioni; inoltre, ad ulteriore protezione dei circuiti dell’antenna, è stato steso uno strato di resina, così da isolarla da umidità e polvere. Non a caso, il beacon Forte ha ottenuto la certificazione IP65.

Come tutti i modelli BlueUp, uno dei punti di forza del beacon è la sua configurabilità: grazie all’app messa a disposizione, impostare distanza o potenza di trasmissione è un’attività semplicissima. Diverso il discorso riguardante la programmazione, poiché la BlueUp, come sua abitudine, non ha a disposizione sdk specifici. Altro punto a sfavore è l’aspetto estetico, in quanto il Forte ha un design molto semplice e minimale, da componente elettrico, ed è sicuramente un aspetto migliorabile.

In conclusione, la BlueUp ha sformato un altro ottimo prodotto. Il fatto di essere pensato per un uso esclusivamente esterno, ha permesso ai tecnici colligiani di curare con accuratezza proprio la sua custodia, che in effetti si presenta molto avanzata. Il nostro consiglio è, ovviamente, di utilizzare il Forte soltanto per uso esterno, anche in posizione molto esposta.

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Tutte le novità beacon allo Smau di Firenze

Siamo stati, il 14 e il 15 luglio, a Firenze, per assistere all’edizione toscana dello SMAU, per poter conoscere le ultime novità in fatto di beacon!

Chi ha attirato le nostre attenzioni è stata fin da subito la BlueUp. La società di Colle Val d’Elsa non poteva mancare alla manifestazione fiorentina, e noi siamo a trovarli al loro stand. Sono molte le novità presentate, a cominciare dalla nuova versione del loro beacon MAXI, dove è stato migliorato il case con una pratica chiusura a scatto. Altra novità è il modello FORTE, un beacon pensato per un uso esclusivamente esterno, con un case rinforzato e dei particolari accorgimenti di protezioni del circuito elettrico, che avremo modo di recensire nelle prossime settimane.

Altra novità molto importante per BlueUp è il beacon Mini personalizzato per la Seven: proprio in questi giorni è stata resa nota la collaborazione tra la nota marca piemontese e l’azienda valdelsana per la produzione di zaini intelligenti integrati con la tecnologia beacon, una novità che, siamo certi, spopolerà tra i ragazzi delle scuole. Infine sono stati presentati anche il loro nuovo UriBeacon e il beacon personalizzato per WeNote.

E proprio WeNote rappresenta l’altra novità beacon presente a SMAU Firenze. La BeeApp, software house ideatrice di WeNote, era presente alla manifestazione fiorentina, e ci hanno dato aggiornamenti riguardo alla loro compagna di crowfunding per la loro interessante app. Le cose stanno evolvendo bene, e l’invito è sempre quello di partecipare su Indiegogo (clicca qui per accedervi).

Ovviamente a Firenze c’erano presenti anche tanti altri progetti interessanti che non prevedono l’utilizzo dei beacon: abbiamo deciso di raccontarvi brevemente quelli che ci hanno colpito maggiormente in questi due giorni fiorentini.

Il primo riguarda il MikroTech della pratese Energysolving, un sistema per gestire i flussi di riscaldamento all’interno delle abitazioni: in pratica è un sistema che permette di decidere quali siano i termosifoni da attivare, evitando così che stanze non utilizzate siano riscaldate, con un evidente risparmio di consumi. Un progetto green sicuramente molto interessante.

Altro progetto che ci è piaciuto molto è il Virtual Dressroom di Xoonia, uno specchio con cui potersi provare gli abiti. Grazie ad una telecamera e un software, sullo specchio è elaborata un immagine di voi stessi con indosso gli abiti che vorreste provare, proprio come se fosse un camerino virtuale. Le possibilità di applicazioni di questa tecnologia sono veramente molte.

Altro progetto è quello di GoGoBus, una piattaforma per condividere il noleggio di un pullman per raggiungere qualsiasi destinazione. Basta digitare il luogo desiderato che subito GoGoBus cerca altri viaggiatori, in maniera da abbattere i costi di noleggio.

Infine, segnaliamo due app molto interessanti per chiunque adori viaggiare: Zonzofox e Yamgu.

Zonzofox è un’app che permette la creazione di itinerari, in base alle necessità del viaggiatore: tempo a disposizione, luogo di partenza e altro ancora. Il suo vantaggio è quello di adattarsi in base alle esigenze, ricalcolando sempre itinerari nuovi, includendo sia monumenti famosi come i meno noti, andando incontro ai gusti di tutti i tipi di viaggiatori.

Yamgu, invece, sfrutta tantissimo l’interazione coi social network, e le condivisioni delle foto e le informazioni turistiche degli utenti della rete in tempo reale. Ha il vantaggio di annunciare in tempo reale quello che sta accadendo in città, e di prestare un occhio di riguardo agli eventi cittadini, adatta a tutti viaggiatori che non sono interessati soltanto ai monumenti.

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Il Beacon ONE della OnyxBeacon

Tramite il nostro sito, avete già conosciuto la produttrice rumena di beacon OnyxBeacon. Oggi trattiamo un altro loro prodotto, il Beacon One, primo modello prodotto dall’azienda di Cluj.

Il Beacon One è un piccolo dischetto (5 cm di diametro e 1 cm di profondità), da utilizzare soprattutto in contesti difficili, dove lo spazio è poco oppure dove è necessaria una certa discrezione visiva.

Ci siamo soffermati molto ad analizzare la componente hardware del beacon, come nostra abitudine. Il Beacon One è attrezzato con una singola batteria a bottone, per una durata dichiarata di circa un anno, una durata nella media di questo particolare tipologia di beacon; purtroppo ha il limite di non possedere dei sensori collegati alla batteria, per cui non è possibile rilevare da remoto il suo stato di salute! Un altro limite è il tempo di connessione (ovvero il tempo impiegato per connettersi al beacon in ambito di sviluppo), che risulta essere molto lento (oltre i 1600 ms!!!).

Molto migliore risulta, invece, essere il case. Il design è molto gradevole e curato, i bordi zigrinati e la figura a disco gli conferiscono una figura elegante, forse uno dei più beacon disponibili sul mercato; inoltre, molto buone sono le impressioni che ci ha dato in ambito di resistenza: la struttura è solida e robusta nonostante le dimensioni, la chiusura risulta essere molto efficace, ed è anche molto resistente all’acqua! L’unico limite è rappresentato dall’attacco, affidato ad uno spesso adesivo 3M: il nostro dubbio è che, nel lungo periodo, l’adesivo possa deteriorarsi provocando così la caduta del beacon.

La configurabilità e programmabilità sono, come nel caso dell’Enterprise, eccellenti. Anche qui il beacon si configura facilmente grazie all’app gratuita messa a disposizione dalla stessa Onyx, previa registrazione al suo CMS online. Per quanto riguarda la programmabilità, la Onyx mette a disposizioni gli SDK per iOS e Android, semplificando molto la vita dello sviluppatore; inoltre, questione non secondario, il beacon One si riconosce come iBeacon!

Hardware: 6/10

Case e resistenza: 8/10

Configurabilità: 8,5/10

Rapporto Qualità/Prezzo: 9/10

Voto Finale: 7,5/10

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G-Tag, un piccolo beacon per non perdere nulla

Il G-Tag della Gigaset è un piccolo e ben costruito beacon creato per un obiettivo ben preciso: ritrovare gli oggetti che si sono persi!

Come è possibile? Beh, per capirlo cominciamo subito a descriverlo. Il G-Tag è un piccolo beacon quadrato molto sottile (meno di 1 cm!!!), con una particolarità: è chiuso soltanto da tre viti poiché il quarto angolo è forato. Questo è stato pensato per permettere di agganciare il beacon con un cordino, un gancetto o un portachiavi, così da poter essere legato a qualsiasi oggetto uno desideri, con lo scopo di rintracciarlo in caso di perdita o dimenticanza.

Sfruttando le caratteristiche di localizzazione, la Gigaset ha creato un’app che permette di rintracciare il beacon, guidando l’utente fino al suo ritrovamento; un’idea di per sé non originale, ma che può contare su un’app così ben costruita da renderla molto intrigante. L’app, infatti, oltre ad essere facilissima da utilizzare, ha anche alcune intelligenti aggiunte che la rendono utile anche senza la connessione bluetooth.

Cominciamo a parlare della configurazione iniziale del G-Tag: basta appoggiare il beacon sullo schermo per compiere l’operazione e rinominare il proprio dispositivo, senza visualizzare nessun intricato UUID che possono confondere i non esperti. In questa maniera si possono configurare (e rinominare) moltissimi G-Tag senza difficoltà. Una volta eseguito, è sufficiente scegliere uno dei propri G-Tag per localizzarlo, una schermata indicherà se il beacon è distante o vicino, o se ci stiamo allontanando o avvicinando. Si può attivare anche una funzione divertente: un bip sonoro il cui ritmo aumenta o diminuisce a seconda della distanza dal G-Tag, un meccanismo che ricorda molto il gioco Acqua, Fuoco, Fuochino (o Fuocherello, a seconda delle regioni)!

Le funzionalità molto interessanti che citavo prima, sono due: la possibilità di raggruppare i beacon e, soprattutto, la possibilità di utilizzarlo senza bluetooth attivo. Questo è possibile perché l’app registra la posizione esatta dell’ultima volta che ha captato il segnale del beacon, rivelandola nel caso si consulti l’app col bluetooth disattivato. Pensate al caso in cui uno utilizzi il G-Tag dentro un automobile: rileva il beacon e lo lascia in macchina; al ritorno, attiva l’app ed essa mostrerà la mappa con la via esatta dove è stata lasciata l’auto.

Tornando a parlare del G-Tag stesso, non si può non nominare la particolare copertura della circuteria con una guaina di silicone, per evitare le infiltrazioni di acqua. Altre caratteristiche di questo beacon è il fatto di non essere un iBeacon, di avere una batteria al litio ed infine di non essere utilizzabile per la programmazione. In pratica il G-Tag può essere utilizzato soltanto per lo scopo per cui è nato, e questo è un peccato perché sia per la forma che per le sue caratteristiche tecniche, avrebbe potuto interessare molti sviluppatori.

In conclusione, definiamo il G-Tag molto buono nel suo insieme, con una delicata attenzione ai dettagli (come il QR sul retro del beacon, che rimanda al download dell’app, un preziosismo che denota attenzione), che rendono onore al buon nome della multinazionale tedesca.

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Il Beacon Enterprise della Onyx Beacon

In questi giorni abbiamo potuto provare il beacon Enterprise prodotto dalla Onyxbeacon, lo stesso utilizzato dalla società rumena per il loro progetto per non vedenti di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. È stata una prova interessante, che mostrato un beacon ben studiato ma con qualche dettaglio da migliorare. Allora cominciamo a raccontare.

L’Enterprise è un modello pensato per un uso molto prolungato. A dimostrazione di ciò, il beacon è fornito di ben 4 batterie AA, per una durata massima stimata di ben 4 anni! Inoltre, è possibile anche alimentare il beacon tramite sia un cavo USB che uno della corrente. Tra gli accessori aggiuntivi, segnaliamo il sensore per sapere il livello di carica della batteria e il buzzer, unico beacon al mondo a presentare questa soluzione.

La componente hardware è molto buona, la connessione è molto rapida, inoltre il segnale, a parte qualche lievissima imprecisione, è molto stabile e viene ben rilevato a tutte le distanze (breve, media e lunga).

Se le prestazioni hardware sono ottime, lo stesso non si può dire per il case, a nostro avviso il punto debole del beacon. L’aspetto estetico, di grandi dimensioni, è molto gradevole, la scelta di un case a disco si rivela molto azzeccata; inoltre, la possibilità di poter installare il beacon o tramite 4 piccole viti oppure grazie a due robusti adesivi forniti in dotazione, dimostra la cura dei dettagli della società rumena. Purtroppo non si può dire la stessa cosa della chiusura. Il sistema pensato non sempre permette una chiusura perfetta, e ciò incide molto capacità di respingere l’acqua da parte del case: i test da noi effettuati non portato ad un risultato soddisfacente.

Un aspetto molto interessante è la programmabilità del beacon: la Onyxbeacon, infatti, rilascia gli SDK sia per iOs che per Android, il che semplifica molto il lavoro dei programmatori.

Infine molto buona risulta la configurabilità del beacon. Riconosciuti come iBeacon, sono configurabili su UUID, Major e Minor e potenza di trasmissione, e il tutto avviene tramite la app “Onyx Beacon” per Android e iOS. Per poter accedere alle funzioni di configurabilità, è indispensabile iscriversi al CMS in Cloud ella Onyx Beacon.

Abbiamo giudicato l’Enterprise un beacon ben realizzato e molto affidabile. La lunga durata della batteria lo rende sicuramente un prodotto molto interessante in molti contesti, soprattutto quando si desidera un’elevata potenza di segnale; di contro, le grandi dimensioni dell’Enterprise lo renderanno difficile da nascondere. Per chi volesse utilizzarlo in esterno, il nostro consiglio è di installarlo in un luogo riparato (ad esempio sotto una tettoia).

Hardware: 9/10

Case e resistenza: 7/10 (8 l’estetica, 6 la resistenza)

Configurabilità: 8,5/10

Programmabilità: 8/10

Rapporto Qualità/Prezzo 9/10

Voto finale: 8,5/10

Aggiornamento del 29/06 – Come ci ha comunicato la Onyx Beacon, la nuova versione del beacon Enterprise ha risolto il problema della chiusura, ottenendo la certificazione waterproof IP65.

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