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Ritratti di famiglia

Si è da poco conclusa la mostra “Ritratti di Famiglia” presso il museo archeologico di Bologna. La mostra si concentrava sull’evoluzione della collezione del museo, raccontando soprattutto le personalità che hanno contribuito ad accrescerla, analizzando nel contempo anche il cambiamento della materia archeologia nel corso dei secoli, da semplice passione di intellettuali rinascimentali, a disciplina strutturata e accademica.

La mostra ha fatto ampio uso dei beacon, ben 14 distribuiti lungo tutte le sale, con una buona calibrazione e ottimamente nascosti, ma soprattutto sfruttandoli con intelligenza, dando un vero valore aggiunto a chiunque avesse visitato la mostra con l’app distribuita: chiunque avesse utilizzato l’app all’interno della mostra, infatti, visualizzava contenuti esclusivi, molto più dettagliati e soprattutto diversi rispetto a quelli disponibili in ogni altra maniera. In pratica, soltanto con tramite i beacon nello spazio sala, il pubblico riceveva quei contenuti in maniera completa che non avrebbe ottenuto in altro modo, il tutto senza neanche dover guardare il proprio telefono in quanto l’app era impostata affinché i contenuti partissero in automatico.
Una volta fuori dallo spazio sala, il pubblico poteva continuare ad usufruire dell’app, sebbene con contenuti riassuntivi e meno completi.

Questo modo di utilizzare le potenzialità dei beacon è ottimo, poiché consente di dare una vera esperienza esclusiva alla visita, evitando la semplice riproposizione dei soliti contenuti in una veste diversa, e giustificando l’utilizzo il loro utilizzo all’interno del museo.
In conclusione, dal punto di vista tecnologico, la mostra bolognese è stata interessante per questo utilizzo corretto dei beacon, che ha permesso di avere una visita molto diversa dal solito.

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Beacon e musei

Nonostante che non siano più una novità nell’ambito della fruizione museale, ancora non sono state ben comprese le potenzialità dei beacon all’interno dei musei, come ho potuto osservare durante molte delle mie innumerevoli visite. In questo articolo vorrei quindi riportare le riflessioni nate durante la mia attività lavorativa, senza la pretesa che siano verità assolute.

Un uso pigro del mezzo

L’errore più comune fatto all’interno del museo è la pigrizia con cui vengono progettati i percorsi integrati coi beacon. Spesso, infatti, i beacon sono sfruttati come un semplice sostituto del QR code (o del più classico codice numerico tipico delle vecchie audioguide), ovvero come uno strumento un po’ più interattivo per accedere ai contenuti. In questa maniera, l’interazione beacon-smartphone viene sfruttata come una semplice alternativa ai più classici strumenti in dotazione ai musei, senza quindi creare una reale interazione tra il museo e il visitatore.

Innovazione incompresa

Il rischio principale di utilizzare i beacon in questa maniera, senza alcuno sforzo nell’immaginare una fruizione più articolata, è quello di rendere questa tecnologia poco interessante per il visitatore, poiché non ne riceve alcun vero vantaggio. Un visitatore può accedere ai contenuti del museo sfruttando l’app in maniera più immediata tramite il touch, senza quindi dover attivare il bluetooth e attendere i tempi tecnici di ricezione del segnale beacon (che ricordo sono trasmessi alla velocità di 1 segnale al secondo), oltre ad evitare gli svariati limiti tecnici che i beacon portano inevitabilmente con sé (qualità del segnale, interferenze, ecc.). Si intuisce, quindi, che un grosso investimento in beacon possa non essere recepito dal visitatore se coi beacon non si crea qualcosa di realmente innovativo all’interno del museo.

Le potenzialità

Per comprendere come sfruttare le potenzialità dei beacon nei musei, è bene ricordarsi la logica su cui si basa il loro funzionamento. I beacon consentono all’app di fare una determinata operazione in un preciso e definito punto dello spazio; ribaltando il concetto, un’app può mostrare una determinata informazione solo all’interno del raggio d’azione del beacon. Da ciò si comprende che il modo migliore di sfruttarne le capacità è creare contenuti che possano essere visti solo all’interno di quel raggio d’azione. Per contenuti non intendo schede più approfondite o maggiori informazioni (anzi, sarebbe proprio da evitare, ma questo apre tutto un altro capitolo che non posso e voglio approfondire qui), ma vere e proprie “estensioni” dell’esperienza di visita, da viversi all’interno del museo.

Ampliare l’esperienza della visita

Quando incontro i responsabili dei musei, suggerisco sempre di non pensare al patrimonio, ma alla visita, a cosa provano i visitatori, e cosa dare loro per ampliare l’esperienza vissuta in un museo. Mi trovo spesso a suggerire di utilizzare suoni d’ambiente, da far partire in automatico sull’app all’ingresso delle sale, oppure di video che raccontano aspetti diversi dalla narrazione ufficiale del patrimonio. Idee già viste in alcune esposizioni, ma il vantaggio di utilizzare i beacon è quello di farlo partire all’inizio della propria visita personale, senza aggiungersi a quelle altrui (quante volte, in museo, uno non si sofferma su un filmato perché già a metà o oltre?), senza considerare che coi beacon occupano spazi molto inferiori rispetto a casse o a salette con la televisione, oltre ad aver costi molto più ridotti sia per l’acquisto, sia per il loro funzionamento.
Sono molte le idee che possono venire in questa ottica: raccontare una sala, indicare percorsi tematici diversi dal solito, guidare i visitatori tra le sale come un navigatore, mostrare giochi, , ecc… qualsiasi idea va bene, l’importante è che sia qualcosa da viversi solo all’interno del museo, e, ancor di più, all’interno di una specifica sezione del museo. O perché no, anche all’esterno, per presentare la collezione del museo, provando così una diversa accoglienza del visitatore rispetto agli standard italiani (basta un cartello posizionato all’esterno del museo che inviti a scaricare l’app e attivare il bluetooth, per fare ciò).

Conclusioni

Quando si progetto un allestimento museale coi beacon, bisogna quindi tenere presente che non devono essere utilizzati per dare delle semplici informazioni di catalogo (come la descrizione di un quadro), in quanto esistono molti strumenti diversi e anche più immediati; tuttavia si deve ragionare su cosa offrire in più al visitatore, a quali sorprese può avere tra le sale del museo, a quali vantaggi può ricevere utilizzando questa tecnologia. Un approccio diverso dalla normale museografia, ma che punti più verso l’aspetto emozionale ed esperienzale, che miri a rendere la visita museale più immersiva e meno letteraria.

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Intervista al Direttore Claudio Casadio

Quali sono state le motivazioni che vi hanno condotto a ricercare nuove soluzioni tecnologiche per il vostro museo?

La volontà di dare una risposta al visitatore che, visitando la Pinacoteca o qualunque altro museo vuole avere informazioni. Lo strumento classico sarebbe l’audioguida, ma ormai il visitatore viene col proprio smartphone o tablet; bisogna quindi adottare anche questi strumenti, e abbiamo cercato quelle che potevano essere le proposte migliori. L’idea di sviluppare un’app che si basi sui beacon ci è sembrato una buona risposta.

Il progetto di dotare il museo di un’app nasce lontano. Quali sono state tutte le tappe che vi hanno portato fino a questa inaugurazione che avverrà a breve?

Siam partiti dal bisogno di avere l’audioguida, e la cercavamo con due caratteristiche fondamentali: che fosse in formato standard, e individuammo il formato mp3, e che fosse facilmente aggiornabile, ovvero che potesse essere aggiornata dagli operatori del museo senza ricorrere a ditte esterne. Lo strumento lo abbiamo trovato ed è tutt’ora in uso; nel frattempo però sono sorte nuove esigenze, una su tutte la necessità di visualizzare immagini o video. Queste cose non sono indispensabili in un museo, però sicuramente sono utili.

Abbiamo quindi cercato altri strumenti, individuando così, come già detto, lo smartphone o tablet dei visitatori, perché sono molto diffusi, e hanno costi ormai minori di un’audioguida classica, oltre a permettere molti utilizzi diversi.

Il secondo passaggio è stato, su mia idea, di utilizzare il QR Code. Il vantaggio era nel suo essere uno strumento universale, che non richiedeva piattaforme di vario tipo, quindi una logica non proprietaria, e leggibile con facilità da tutti i devices, basta aver installato un lettore di QR Code. Quindi abbiamo aggiunta alla didascalia anche un codice QR Code. Questo è stato il primo passaggio, la semplice audioguida da ascoltare dal proprio smartphone o tablet utilizzando il QR Code. Poi abbiamo migliorato il servizio: ci siamo resi conto che uno smartphone elabora molto più materiale di un semplice audio MP3, allora abbiamo arricchito l’audioguida per smartphone. Il QR Code rimandava ad una pagina web, dove il visitatore poteva leggere la scheda dell’opera, o scegliere sia di ascoltare il file in lingua italiana (e, quando disponibile, in un’altra lingua), sia di vedere le schede di approfondimento e la scheda biografica di un autore.

Al beacon ci siamo arrivati perché, quando dici che utilizzi il QR Code rispondono “ah, ma il QR Code è già superato, ora c’è il beacon!”. Questa è una battuta, ma abbiamo individuato nel beacon lo strumento successivo, perché è interattivo e perché col beacon possiamo inviare segnali all’utente. Il problema è stato capire come utilizzare i beacon. L’idea iniziale era mettere un beacon per ogni opera, ma l’operazione era infattibile. Un’altra possibilità era selezionare un gruppo di opere, ma come operatore museale la ritenevo un’operazione non corretta. Proprio per non discriminare, abbiamo pensato ad un uso diverso dei beacon. Il beacon infatti aiuta il visitatore dicendogli in quale sala è entrato, e mettendogli a disposizione l’elenco di tutte le opere e una descrizione generale della sala, con la possibilità di accompagnare il visitatore nella sua visita autonoma in modo discreto, ma io credo molto utile.

Ci presenti il museo, quali sono le collezioni, i pezzi più pregiati o quelli più interessanti.

Questa è una pinacoteca con una sua specificità: sono tutte opere provenienti dal territorio faentino, arrivate in questo istituto già a fine Settecento con le confische napoleoniche. Aggiungo anche che questo è il più antico museo della Romagna. Le prime opere arrivarono nel 1796, l’apertura al pubblico è del 1878, quindi un museo che ha una storia importante e un patrimonio veramente consistene. Abbiamo opere che coprono un arco temporale che va dalla tarda antichità, cioè VII-VIII secolo d.c., fino a opere del Novecento. Abbiamo una collezione di artisti faentini del primo Novecento davvero importante e significativa a livello nazionale (noi li chiamiamo gli artisti del cenacolo Baccarini dal nome del più importante artista, Domenico Baccarini, morto a soli 23 anni), ma abbiamo anche una donazione recente, con una trentina di opere molto importanti, tra cui dipinti di De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi, Morandi, insomma tutti i grandi nomi della pittura italiana del Novecento. Tra le altre opere importanti abbiamo un San Girolamo scolpito da Donatello, opere rinascimentali di artisti faentini ma anche toscani, poiché Faenza ha sempre avuto grandi contatti con la Toscana. È una visita che permette di approfondire la storia, l’arte e la cultura non solo del territorio faentino, ma anche di momenti importanti della storia e cultura italiana.

Quali sono le aspettative per il futuro della Pinacoteca?

Sarebbe bello avere una Pinacoteca sempre più ricca, ma coi tempi che corrono ciò è impossibile. Il sogno sarebbe far diventare questo museo più social, ovvero più partecipato, con la gente che viene non solo per vedere le opere ma anche per incontrarsi, organizzando molte occasioni d’incontro; ma il vero sogno sarebbe che i musei italiani riuscissero a diventare come sono i musei delle piccole città inglesi, dove le famiglie ci vanno la domenica per ritrovarsi, per mangiare nel ristorante del museo.

C’è poi un altro aspetto che dovremmo riuscire ad approfondire e in questo spero che le tecniche ci aiutino. Un museo come questo ha ancora una concezione ottocentesca. In fondo, in queste sale i quadri sono stati collocati nell’ottocento e non sono mai stati spostati. Dovremmo riuscire a far diventare questi musei in qualcosa di più moderno. Difficilmente sposteremo i quadri, perché ormai questo tipo di esposizione è storicizzata; però, con l’uso delle nuove tecnologie, a mio parere, si può trasformare in qualcosa di diverso. La narrazione durante la visita è già cambiata molto: prima avevamo il cicerone, adesso invece possiamo fare visite approfondite, i percorsi se li crea da solo il visitatore, grazie a smartphone e tablet e alla possibilità di utilizzare in modo intelligente le nuove tecnologie. Il problema diventa proprio questo: riuscire, come operatori museali, a sfruttare per bene queste tecnologie per far sì che la visita diventi qualcosa di partecipato e intelligente e più moderno di quello che poteva fare il visitatore nell’Ottocento, che magari veniva con il suo taccuino e si copiava alcune immagini. Ecco, dobbiamo riuscire a dare una diversa modalità alla visita e questo spero proprio che ci aiutino sempre più le nuove tecnologie.

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App e beacon nella Pinacoteca di Faenza

A Faenza (RA), tra pochi giorni,  inaugureranno il nuovo percorso beacon all’interno della Pinacoteca comunale. Noi di Beaconitaly siamo andati a visitarla in anteprima, insieme ad un accompagnatore d’eccezione: il direttore della pinacoteca Claudio Casadio.

La Pinacoteca di Faenza è il più antico museo della Romagna (l’apertura al pubblico avvenne nel 1868, ma le opere cominciarono ad affluire sin dalle soppressioni napoleoniche del 1796), e vanta al suo interno opere di grande interesse. Il periodo storico che coglie va dal 1200 fino al secolo scorso, con importanti testimonianze dello stretto rapporto tra Faenza e Firenze nel ‘400, testimoniato soprattutto dal San Girolamo del tardo Donatello, oltre che della florida stagione scultorea faentina del primo Novecento. Il museo inoltre ospita “una collezione di opere del Novecento (la collezione Bianchedi Bettoli-Vallunga, nda) con De Chirico, Savinio, Carrà, Sironi, Morandi, quindi i grandi nomi della pittura italiana del Novecento”.

All’interno della Pinacoteca i beacon non sono molti e servono soprattutto a mappare le differenti sale del museo. Una scelta voluta dal direttore, dopo aver provato ad utilizzarli in diversi modi. “L’idea iniziale era mettere un beacon per ogni opera, ma l’operazione era infattibile. Un’altra possibilità era selezionare un gruppo di opere, ma come operatore museale la ritenevo un’operazione non corretta. Proprio per non discriminare, abbiamo pensato ad un uso diverso dei beacon”. Entrando in una sala, si ricevono le informazioni riguardanti la storia di quella sala e tutte le opere esposte al suo interno, con l’idea di accompagnare i visitatori in maniera discreta, aiutandoli nella scelta di un proprio itinerario basato sulle proprie passioni e interessi. I beacon utilizzati sono il modello Mini della BlueUp, posizionati in maniera quasi invisibile all’interno delle sale, nascosti tra le intercapedini del soffitto, ma nonostante ciò la ricezione del segnale è ottimale.

L’app utilizzata è AmaMusei della bolognese Janus (per poter vedere la guida bisogna digitare il codice pnctfnza nelle impostazioni dell’app), e si presenta come un’app elegante e facile da utilizzare (ne abbiamo parlato qui). La parte interessante dell’app faentina, sono i percorsi presenti al suo interno. Attualmente ne sono presenti due, ma ne sono previsti altri in futuro. Il primo è dedicato alla rappresentazione del fiasco di vino nel corso dei secoli, il secondo riguarda la ceramica all’interno delle opere esposte, con spiegazioni degli stili e delle tecniche di lavorazioni dei suppellettili dipinti. La qualità delle schede è molto alta. Le descrizioni sono complete ed esaustive, capace di fornire documentazioni che vanno molto al di là della semplice informazione; inoltre, il sistema di collegamenti presenti all’interno dell’app, permette di inoltrarsi nella conoscenza di tutti gli elementi della Pinacoteca, rispondendo alle esigenze anche dei visitatori più esperti ed appassionati (e detto da uno storico dell’arte puntiglioso come me, ciò vale molto).

Il lavoro alla Pinacoteca si può considerare come riuscito e, soprattutto, efficace. Il percorso non ha elementi di spettacolarità come in altri musei, ma la sua semplicità di concezione ha il pregio di essere funzionale, rapido e di immediata comprensione, senza però sacrificare la qualità dell’applicazione stessa.

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AmaMusei: un nuovo progetto beacon per la cultura

AmaMusei è un’applicazione progettata dai nostri amici di Janus, volta alla gestione degli aspetti informatici di qualsiasi museo. L’aspetto più interessante è che, fin dal suo concepimento, è stato pensata per essere integrata con la tecnologia beacon!

Ma cosa è AmaMusei? È un programma che permette di gestire tutte le informazioni relative alla vita di un museo, sia dal punto di vista delle opere esposte (tramite la creazione di schede di catalogo, di biografie di artisti o scienziati, oppure con percorsi tematici), sia di quelli logistici-organizzativi, come la gestione degli orari d’ingresso, le aperture straordinarie, i percorsi didattici e anche tutto ciò che riguarda i biglietti e il merchandising. Il vantaggio di questo programma è che, tramite il suo CSM (Content Management System) permette di creare e gestire sia il sito web del museo che la propria app!

Ci vogliamo concentrare proprio sull’app, ovvero la parte che più interessa noi di Beaconitaly. L’app mobile generata da AmaMusei, permette di ascoltare le audioguide, leggere le schede delle opere ed accedere agli approfondimenti, insomma permette tutte le attività che uno si aspetta di fare all’interno del museo; la cosa bella è, come abbiamo già anticipato, la possibilità di far “scattare” queste schede anche coi beacon, il tutto gestendolo dal CMS sopra citato. Per chiunque volesse provare l’app, essa è disponibile sia nell’Apple Store che in Google Play, l’interfaccia è una demo di quella che sarà l’app definitiva, compiuta in collaborazione con la Pinacoteca di Faenza.

Questo è, in poche parole, AmaMusei progettato dai nostri amici di Janus, che hanno già ideato future espansioni verso gli spazi cittadini e quelli naturalistici. Noi di Beaconitaly ne seguiremo ogni evoluzione e saremo sempre presenti alle future presentazioni!

Museo della scienza di Milano: bello e impossibile!

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, rimane uno dei più bei musei da visitare, anche per chi non ha fatto della scienza la propria passione di vita!

A fine Gennaio è stato inaugurato il percorso beacon all’interno del museo, e noi siamo stati ad esplorarlo giovedì 4 giugno (come già sapevano i nostri follower su Twitter); inoltre abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati dall’ideatore di questo progetto: Paolo Cavallotti.

Il percorso è stato creato dal Museo della Scienza e Samsung, ed ha richiesto oltre un anno di lavoro, oltre che l’installazione di 300 beacon per tutta la superficie del museo (beacon Estimote, ridipinti a mano di bianco prima del montaggio). Questo lavoro certosino ha comportato un risultato, a nostro avviso, strepitoso! Ma spieghiamo meglio.

L’app del Museo della Scienza è un’app molto semplice, anche abbastanza banale al primo sguardo. C’è una sezione dedicata alle mappe, una ai percorsi e una alle news del museo. Se si accede nella mappe, si può vedere la struttura del museo, nei percorsi si scoprono le varie sale, insieme alle opere più importanti, a cui è connesso un beacon che mostra contenuti speciali a chi possiede l’app. Fin qui niente di particolare.

La vera novità, ovvero quello che ci ha lasciato meravigliati, è il modo con cui le persone sono guidate all’interno del museo. Nella sezione percorsi, infatti, ad ogni scheda è associato il pulsante “portami lì”: cliccandovi, si accede ad una mappa in tempo reale, con segnalato il percorso giusto. Muovendosi la mappa ruota a seconda dei movimenti compiuti dal visitatore, mentre il percorso segnalato si accorcia man mano che ci si avvicina all’opera scelta, il tutto in tempo reale. Questo perché la mappa legge tutti i beacon presenti, e sa sempre in quale punto si trovi! La cosa più bella è che, appena giunti nel punto desiderato, scatta il contenuto dell’opera scelta. Non è stato facile ottenere questa precisione, e, come ci ha spiegato Paolo Cavallotti, è stata una delle principali difficoltà incontrate.

Il primo bene verso cui ci siamo fatti guidare è stato il frammento di Pietra Lunare posseduto dal museo (l’unico in tutto il territorio italiano); poi, una volta salutato Paolo Cavallotti, abbiamo proseguito la visita da soli: inutile dire la comodità di questa soluzione, ci siamo fatti l’intero museo senza mai perdersi (e vi garantiamo che non è difficile smarrirsi), godendo dei bei contenuti apparsi sull’app. Il tutto con estrema precisione e affidabilità. Vorremmo aggiungere che parte dei contenuti sono on-line, e parte direttamente scaricati sul device, poiché alcuni piani del museo sono coperti dal wi-fi, e altri no; inoltre, la mappatura non accompagna soltanto alle opere, ma anche ai vari servizi, e potete ben immaginarne l’utilità, soprattutto quando scappa!

Questo è un chiaro segnale di come l’app sia stata pensata soprattuto per accompagnare le persone all’interno dello spazio museo, considerando che l’ambiente del Museo della Scienza non aiuta molto l’esposizione (lo spazio è ricavato da un’ex monastero), e serviva qualcosa per aiutare i visitatori a non disperdersi tra i suoi tanti piani ed ale. In realtà, il progetto beacon è nato proprio in seguito alla necessità di ripensare alle installazioni, con la riorganizzazione avvenuta grazie all’importante contributo di Samsung.

Una postilla riguardanti all’uso degli schermi touch, presenti nel museo: qui, gli schermi sono usati principalmente per alcuni giochi dedicati ai tanti bambini che frequentano il museo, e per evitare le code attorno ai monitor, un beacon, posto proprio sotto lo schermo, invia una notifica nel device dell’utilizzatore, permettendo di proseguire il gioco sul suo smartphone o tablet. Una soluzione veramente molto intelligente.

Le noti dolenti

Premettendo che il Museo della Scienza merita a prescindere una visita (e se ciò è detto da uno storico dell’arte…), bisogna aggiungere che, purtroppo, l’app non è più aggiornata, rendendo il percorso beacon incompleti. Alcuni problemi (non di natura tecnologica) sorti dopo due mesi dall’inaugurazione, hanno bloccato di fatto lo sviluppo del progetto:  nell’app per Android sono presenti soltanto alcuni percorso, mentre quella per iOS ancora non esiste, nonostante fosse stata annunciata per maggio. È un grande dispiacere che un lavoro così ben fatto rischi di naufragare, e noi speriamo che questa spiacevole situazione si risolva e che questo splendido lavoro torni a disposizione di tutti.

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Il nuovo allestimento alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

Questo fine settimana siamo stati a Venezia, per scoprire il nuovo allestimento delle Gallerie dell’Accademia inaugurato lo scorso 9 maggio. Questa installazione è stata effettuata da Samsung in collaborazione con Venetian Heritage, all’interno del progetto UNESCO “Comitati Internazionali Privati per la Salvaguardia di Venezia”, e riguarda soltanto le prime tre sale del museo (con opere spazianti dal barocco al romanticismo), in attesa della completa risistemazione dell’intero museo.

Premettiamo subito che la visita l’abbiamo trovata alquanto… interlocutoria. Abbiamo riscontrato alcuni difetti così marcati, che vogliamo esimerci dal dare qualsiasi giudizio sulla nostra esperienza.

Cominciamo subito dall’app: non è per tutti. A parte che è disponibile soltanto per Android, non è neanche scaricabile da tutti i dispositivi (e abbiamo già segnalata la cosa al museo); inoltre l’app differisce molto tra quella disponibile per smartphone e quella per tablet, privilegiando molto i possessori di tablet. Il problema, però, è che sul tablet con cui abbiamo provato l’app, essa tende a crashare sempre: forse riguarderà soltanto il nostro dispositivo, ma è stato alquanto fastidioso.

Noi di beaconitaly, però, riteniamo che la limitazione a un ristretto numero di utenti di questi servizi, sia particolarmente inadeguata: capiamo la volontà di sviluppare per il sistema operativo utilizzato nei propri hardware, ma così si rischia di privilegiare alcuni visitatori rispetto ad altri. Sarebbe stato tutto risolvibile se il museo avesse avuto a disposizione alcuni tablet per i visitatori che non ne possiedono uno, così da fornire i servizi a chiunque.

Basterebbero i problemi riscontrati con l’app, per farvi rendere l’idea della visita di ieri. Vorrei fare un appunto sui monitor touch installati dentro le sale. Le informazioni che mostrano, sono le stesse presenti nell’app; il problema è che sono un paio di schermi a sala, le schede sono tante, e se un visitatore è impegnato a leggere su un monitor, lo occupa totalmente rendendo impossibile la lettura a più persone insieme. Nella sala d’ingresso, invece, sono presenti un buon numero di monitor, ma si crea un altro tipo di problema: un visitatore va al museo per vedere le opere, se deve leggere innumerevoli schede di catalogo in una sala senza opere, non ha più senso visitare il museo! Riteniamo comunque l’idea buona, se, però, sfruttata in maniera diversa.

I contenuti, inoltre, sono un po’ troppo specialistici, a volte sconfinanti addirittura nella storia attributiva, e non aiutano a seguire il nuovo percorso museale (che è tematico, e non cronologico), che risulta così poco comprensibile.

In definitiva, se eravate pronti a partire per Venezia onde esplorare il nuovo allestimento e giocare coi beacon, il nostro consiglio è di aspettare. Il lavoro è soltanto provvisorio, e siamo sicuri che tutte le difficoltà da noi riscontrate saranno risolte. Abbiamo troppa fiducia nella Samsung per non essere ottimisti, e confidiamo che, al nostro ritorno in Laguna, rimarremo ben sorpresi dal loro lavoro.

Intanto, però, aspettiamo.

nella foto, il panorama dalle Gallerie dell’Accademia

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