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Eddystone, il nuovo formato Google

Il 16 Luglio 2015 Google ha rilasciato il nuovo formato Eddystone, in grado di ampliare le funzionalità dei beacon, e di conseguenza, anche la loro possibilità di utilizzo.

Che cosa è Eddystone?

Descrivendolo in poche parole, Eddystone è l’unione tra i formati iBeacon e Uribeacon in un solo formato: in pratica, l’evoluzione che ci aveva già anticipato Valter Foresto di iBlio in una nostra intervista ad aprile. Con Eddystone, quindi, si semplifica la programmazione, in quanto essi “dialogano” in un linguaggio comune.

Vediamo come funziona. Premetto subito che per l’utente finale (ovvero, chi riceve le notifiche), le differenze non saranno visibili: Eddystone, infatti, non modifica il modo con cui si ricevono le notifiche. Diverso invece il discorso per chi programma.

Eddystone si compone di tre grandi pacchetti: il E-UID, che ricalca il formato iBeacon; il E-URL, riguardante la parte Uribeacon; e d infine il E-TLM, la cui funzionalità spiegherò più tardi. Devo inoltre aggiungere che Eddystone è open source, al contrario del formato iBeacon; inoltre la prima è nativa sia per Android che iOS. Ciò comporta possibilità di personalizzazione molto più ampie rispetto ai formati iBeacon, utili soprattutto in contesti ambientali particolari, come, ad esempio, quello industriale o di software integrato.

Il pacchetto E-UID include una novità molto importante: la stringa di codice inviata da un beacon formato Eddystone è differente rispetto ad uno formato iBeacon. La stringa E-UID infatti è formato da due elementi: il Namespace, di 10byte, e l’Instance, di 6byte, per un totale di 16byte, mentre l’iBeacon ne ha tre: UUID (16byte), Major (2byte) e Minor (2byte), per 20byte totale. Il Namespace corrisponde, nella funzione, all’UUID, mentre l’Instance svolge la stessa funzione del Major e Minor. Questo comporta un codice più snello, anche se meno articolato rispetto a quello della Apple. Come per il formato iBeacon, per leggere le notifiche E-UID è necessaria un’app che riconosca il codice e attivi i contenuti ad esso associati.

Il pacchetto E-URL si caratterizza, invece, per una voce molto semplice: URL. Questo perché l’E-URL, riprendente il formato Uribeacon lanciato dalla stessa Google, deve compiere una sola azione: trasmettere un sito web ai dispositivi degli utenti. La dimensione della stringa, quindi, è direttamente proporzionale alla lunghezza dell’url desiderato. Per poter leggere un E-URL è necessario uno scanner per il Physical Web (qui una versione iOS e qui Android).

Il pacchetto più interessante è il E-TLM. Essa consente la gestione di un’intera flotta di beacon, per tutti quegli aspetti riguardanti la manutenzione e il loro stato di salute. Sono pacchetti di data inviati in aggiunta al classico segnale beacon, leggibili soltanto dal proprietario del dispositivo, o da chi si occupa della manutenzione. Questi pacchetti di dati includono informazioni riguardo alla stringa (o URL) trasmessa, ma anche altri aspetti quali la temperatura interna del beacon, la condizione della batteria e altri dati ancora, a seconda del sensore presente all’interno del beacon. Un sistema che agevola enormemente il lavoro a chi si occupa di beacon, soprattutto in caso di un gran numero di dispositivi. Inoltre, questo pacchetto permette l’integrazione con la Proximity API e la Nearby API di Google, con la possibilità di accedere ad informazioni riguardanti il beacon specifico contenute all’interno dei Cloud di Mountain View.

In conclusione, Eddystone non è quel sistema rivoluzionario annunciato da molti, ma un formato che racchiude quelle funzioni più volte invocate dagli sviluppatori e dagli esperti marketing. Esso infatti non cambia il rapporto dell’utente finale nei confronti del beacon, ma il modo di lavorare con essi.

Siamo curiosi di vedere la risposta di Apple a questo nuova uscita di Big G.

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Le novità di iBlio

B06a

Il beacon iBlio “Long Range” alimentato a Celle Solari (modello B06)

Durante l’estate è stato ufficializzato il nuovo catalogo della innovativa iBlio, azienda torinese specializzata nella produzione di beacon, con un occhio di riguardo al mondo dell’industria. Il rapporto stretto col mondo industriale, ha permesso ad iBlio di progettare beacon innovativi, con alcune funzioni molto interessanti.

Ricordo inoltre che la iBlio è stata la prima azienda europea a credere nel progetto UriBeacon, oltre ad essere una delle prime al mondo ad aver incluso il nuovo modulo Eddystone di Google: questo perché l’azienda torinese, fin dalla sua nascita, collabora con Mountain View nel suo progetto beacon!

Ma adesso guardiamo con attenzione alle novità presenti nel catalogo!

La prima cosa da notare è il notevole miglioramento estetico dei primi modelli creati da iBlio, i beacon da noi provati a Marzo (leggi qui). Adesso il case si presenta gradevole alla vista e con un attacco migliorato, in quanto sono presenti più fori per diverse tipologie di viti, oltre ad aver migliorato le prestazioni dichiarate della batteria. Migliorie che testimoniano il lavoro costante dell’azienda.

I beacon veramente interessanti, però, sono gli ultimi presentati, ovvero quelli sviluppati durante l’ultima primavera. Il primo di cui trattiamo è il Beacon a Celle Solari, il B05, primo modello in serie al mondo a prevedere l’uso di celle solari per alimentare la batteria. Sono evidenti i vantaggi di questo tipo di soluzione, soprattutto se usati in spazi all’aperto e soleggiati, oppure all’interno di una vasta area dove fare manutenzione dei beacon è difficile e costoso, risparmiando così tempo e denaro per l’ordinaria amministrazione.

L’altro modello dalle potenzialità eccellenti è il cosiddetto “Long Range” (modello B08), capace di emettere segnali fino alla distanza di 450 m, oltre sei volte la potenza di un beacon normale! Certo, la qualità di ricezione del segnale a così ampia distanza dalla sua fonte è tutta da verificare, ma siamo certi che in alcuni contesti, specie in campo industriale, questa incredibile potenza di segnale può avere un grandissima utilità.

Ovviamente esiste anche il modello che unisce le Celle Solari al “Long Range” (il B06), con l’obiettivo di creare un superbeacon, perfetto per ogni situazione.

Tutti i nuovi modelli hanno ottenuto la certificazione IP68, garantendo così una protezione quasi assoluta sia da acqua che da polvere.

Bisogna però segnalare che questi ultimi modelli sono di grandi dimensioni, ed inoltre hanno un costo molto elevato, il che li rende adatti ad un uso nell’ambito professionale ed industriale.

Ormai è chiaro che i beacon stanno mostrando potenzialità inaspettate, e non ci resta altro scoprire ed esplorare tutti i futuri sviluppi nel campo dell’hardware!

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Tutte le novità beacon allo Smau di Firenze

Siamo stati, il 14 e il 15 luglio, a Firenze, per assistere all’edizione toscana dello SMAU, per poter conoscere le ultime novità in fatto di beacon!

Chi ha attirato le nostre attenzioni è stata fin da subito la BlueUp. La società di Colle Val d’Elsa non poteva mancare alla manifestazione fiorentina, e noi siamo a trovarli al loro stand. Sono molte le novità presentate, a cominciare dalla nuova versione del loro beacon MAXI, dove è stato migliorato il case con una pratica chiusura a scatto. Altra novità è il modello FORTE, un beacon pensato per un uso esclusivamente esterno, con un case rinforzato e dei particolari accorgimenti di protezioni del circuito elettrico, che avremo modo di recensire nelle prossime settimane.

Altra novità molto importante per BlueUp è il beacon Mini personalizzato per la Seven: proprio in questi giorni è stata resa nota la collaborazione tra la nota marca piemontese e l’azienda valdelsana per la produzione di zaini intelligenti integrati con la tecnologia beacon, una novità che, siamo certi, spopolerà tra i ragazzi delle scuole. Infine sono stati presentati anche il loro nuovo UriBeacon e il beacon personalizzato per WeNote.

E proprio WeNote rappresenta l’altra novità beacon presente a SMAU Firenze. La BeeApp, software house ideatrice di WeNote, era presente alla manifestazione fiorentina, e ci hanno dato aggiornamenti riguardo alla loro compagna di crowfunding per la loro interessante app. Le cose stanno evolvendo bene, e l’invito è sempre quello di partecipare su Indiegogo (clicca qui per accedervi).

Ovviamente a Firenze c’erano presenti anche tanti altri progetti interessanti che non prevedono l’utilizzo dei beacon: abbiamo deciso di raccontarvi brevemente quelli che ci hanno colpito maggiormente in questi due giorni fiorentini.

Il primo riguarda il MikroTech della pratese Energysolving, un sistema per gestire i flussi di riscaldamento all’interno delle abitazioni: in pratica è un sistema che permette di decidere quali siano i termosifoni da attivare, evitando così che stanze non utilizzate siano riscaldate, con un evidente risparmio di consumi. Un progetto green sicuramente molto interessante.

Altro progetto che ci è piaciuto molto è il Virtual Dressroom di Xoonia, uno specchio con cui potersi provare gli abiti. Grazie ad una telecamera e un software, sullo specchio è elaborata un immagine di voi stessi con indosso gli abiti che vorreste provare, proprio come se fosse un camerino virtuale. Le possibilità di applicazioni di questa tecnologia sono veramente molte.

Altro progetto è quello di GoGoBus, una piattaforma per condividere il noleggio di un pullman per raggiungere qualsiasi destinazione. Basta digitare il luogo desiderato che subito GoGoBus cerca altri viaggiatori, in maniera da abbattere i costi di noleggio.

Infine, segnaliamo due app molto interessanti per chiunque adori viaggiare: Zonzofox e Yamgu.

Zonzofox è un’app che permette la creazione di itinerari, in base alle necessità del viaggiatore: tempo a disposizione, luogo di partenza e altro ancora. Il suo vantaggio è quello di adattarsi in base alle esigenze, ricalcolando sempre itinerari nuovi, includendo sia monumenti famosi come i meno noti, andando incontro ai gusti di tutti i tipi di viaggiatori.

Yamgu, invece, sfrutta tantissimo l’interazione coi social network, e le condivisioni delle foto e le informazioni turistiche degli utenti della rete in tempo reale. Ha il vantaggio di annunciare in tempo reale quello che sta accadendo in città, e di prestare un occhio di riguardo agli eventi cittadini, adatta a tutti viaggiatori che non sono interessati soltanto ai monumenti.

iBeacon e Uribeacon

Sulle pagine di beaconitaly abbiamo avuto modo di parlare degli Uribeacon, senza però, spiegare cosa fosse questo nuovo dispositivo. Oggi abbiamo intenzione di rimediare! Uribeacon è un progetto open source lanciato da Google, ancora in fase di sviluppo. In rete si trovano notizie ancora scarne sull’Uribeacon, poiché la stessa Google ha mantenuto un profilo basso sul progetto, rivelandone pochi dettagli. Cosa è un Uribeacon L’Uribeacon è sostanzialmente un beacon, con tutte le caratteristiche tecniche che abbiamo sempre descritto; tuttavia, a differenza del normale iBeacon, esso invia ai dispositivi riceventi un URL. In parole povere, se un segnale iBeacon indica all’applicazione installata su un device quando e dove far scattare una notifica, un segnale Uribeacon, invece, rinvia direttamente su un sito web. Questa differenza un utilizzo diverso dei due dispositivi: un iBeacon è perfetto per guidare le persone all’interno di percorsi o strutture, invece un Uribeacon può essere ideale per invitare al download (magari della stessa app per fare i percorsi), oppure per notificare eventi futuri, senza bisogno di costruire un’app apposita. Gli ultimi due sono soltanto esempi per l’utilizzo di un Uribeacon, ma le potenzialità sono enormi e qualsiasi nuova idea è sempre ben accetta! La vera differenza tra iBeacon e Uribeacon è in quello che si cela dietro a queste diverse tipologie di beacon. Come già anticipato, l’Uribeacon è un progetto open source, per cui chiunque voglia cimentarsi nello suo sviluppo, può farlo (per chi volesse più informazioni su questo aspetto, rimando il link alla piattaforma Github; mentre iBeacon è un protocollo proprietario Apple. Questa differenza può anche spiegare le difficoltà di reperire informazioni sul web sugli Uribeacon, poiché si parla di un progetto in costante evoluzione, con tante possibili diramazioni e senza un sicuro successo commerciale, al contrario degli iBeacon protetti da Apple. Le nostre conclusioni Gli Uribeacon sono un progetto molto interessante, con tante potenzialità, da seguire attentamente nel futuro. Siamo convinti che iBeacon e Uribeacon non siano affatto competizione tra l’altro, ma anzi, che le piene potenzialità di entrambi i dispositivi possono essere raggiunte con il loro utilizzo insieme, ed anche gli sviluppatore hardware sembrano d’accordo con noi (e gli sviluppi sembrano evolversi in questo senso, come dichiarato a noi da Valter Foresto della iBlio nella recente intervista). Soltanto con l’integrazioni tra questi due sistemi, infatti, crediamo che possano essere eliminati alcuni limiti dei beacon, permettendo una completa diffusione nel nostro mondo reale sempre più connesso!

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Intervista a Valter Foresto della iBlio

Riassunto: Nell’articolo si parlerà di: 1 la storia e i prodotti iBlio; 2 di idee innovative per l’utilizzo di beacon; 3 del Droid-con di Torino

 

Abbiamo intervistato oggi Valter Foresto della iBlio, la start-up torinese di recente grande protagonista del recente Droid-con di Torino.  La iBlio è la produttrice dell’interessantissimo UriBeacon che abbiamo provato proprio pochi giorni fa.

 

1. Con iBlio siete una delle prime aziende italiane impegnate nella costruzione hardware dei beacon. Quando e perché nacque l’interesse per questa nuova tecnologia?

iBlio nasce da una serie di aziende interessate agli aspetti innovativi del Bluetooth Low Energy (BLE); in particolar modo, l’idea di iBlio è nata quando è apparso il progetto di Google per il physical web e l’utilizzo del protocollo UriBeacon. Google ha presentato il suo progetto alla fine di ottobre 2014, e noi abbiamo iniziato subito a collaborarvi, focalizzando lo sviluppo dell’hardware direttamente a questa tecnologia, con un occhio di riguardo non soltanto ai beacon per physical web (UriBeacon), ma anche alle altre funzionalità BLE.
iBlio quindi è nato con un attenzione particolare verso i beacon di Google, per poi allargarsi agli iBeacon di Apple, e infine ai nodi e gateways, ovvero sensori e attuatori per far transitare le informazioni verso il cloud o il machine-to-machine, o l’HMI.
2. Quali sono i vostri prodotti di punta?

Il nostro prodotto di punta è l’UriBeacon. Siamo la prima azienda non statunitense a produrre UriBeacon standardizzati e certificati Google! Siamo produttori anche di iBeacon, quindi di prodotti adatti al marketing di prossimità, ma soprattutto realizziamo nodi (ovvero sensori e attuatori Bluetooth, adatti ai più svariati mercati), sia i gateways per portare le informazioni su Cloud.
In pratica, questi prodotti corrispondono al concetto di physical web proposto da Google, per lo sviluppo dell’IoT.

3. So che avete idee molto innovative su come utilizzare i beacon. Potete descrivercele?

Certamente. Quello che abbiamo notato è che, quando si discute di beacon, l’attenzione è rivolta all’utilizzatore finale, mentre raramente si guarda al gestore del sistema. Mancano elementi come, per esempio, un sistema per avvisare il gestore che le batterie si stanno esaurendo e devono essere sostituite. Sembra una sciocchezza, ma in realtà e un’opzione non supportata.
Un’altra idea è proporre beacon che presentino entrambe le tecnologie (UriBeacon e iBeacon), e a tal proposito abbiamo già dei prototipi funzionanti.
Le aziende che utilizzano o sono interessate ai nostri prodotti, ci chiedono l’invio di determinate informazioni, come la temperatura o l’umidità del luogo dove sono installati, oppure sullo stato di salute dei vari ingressi.
Abbiamo anche immaginato un modo diverso di utilizzare i beacon. Nel marketing di prossimità, si immagina sempre che un beacon sia fisso, mentre sia l’utente a muoversi, ricevendo così le varie proposte. Noi abbiamo tentato di ribaltare questo concetto, ottenendo risultati estremamente interessanti. Abbiamo pensato a dei beacon mobili, associati a cose o persone, mentre fissi risultano essere dei gateway, il quali raccolgono le informazioni ricevute dai beacon e le salvano su Cloud, per poi rielaborarle ed esporle a fruitori terzi.
Queste idee le abbiamo presentate ai nostri partner e investitori, ottenendo un bel successo, quindi siamo molto fiduciosi che possano rivelarsi importanti per il futuro.

4. Siete stati protagonisti al Droid-con di Torino, quali sono state le impressioni ricevute da questo grande evento targato Google?

Abbiamo avuto impressioni assolutamente positive. Il sipario di Droid-con a Torino è legato ad Android, con un pubblico molto selezionato e attento alla tecnologia targata Google. Abbiamo avuto subito un ottimo successo con gli UriBeacon, sicuramente perché sono un ottimo prodotto, seppur ancora in fase sperimentale. In generale, però, tutta la tecnologia BLE era presente, non soltanto con iBlio ma anche con altre aziende.
Noi siamo stati sponsor dell’Hackathon, presso l’incubatore del Politecnico di Torino, dove 150 persone si sono sfidate nello sviluppo di applicazioni Android per l’IoT. Qui ben 7 gruppi su 14 che hanno accettato le sfide del Droid-con, hanno lavorato sul BLE utilizzando sia i nostri beacon che nodi, oltre che sui gateways.
Il successo ottenuto ci fa ben sperare per il futuro, nonostante noi abbiamo scelto di non fornire SDK specifici per gli sviluppatori. Crediamo, infatti, che bastino gli SDK rilasciati da Apple, Google e Microsoft, con le loro API orientate al BLE, senza bisogno di interporre un software intermedio, il quale dovrebbe seguire le continue evoluzioni delle API native.

5. Come ultima domanda vorrei chiedervi a quali eventi parteciperete nei prossimi mesi.

Sull’onda del successo ottenuto al Droid-con e all’Hackathon, parteciperemo allo SMAU Torino (29-30 Aprile); inoltre il 12-13-14 Maggio saremo presenti all’SPS-Drive di Parma, un evento di livello mondiale che segue quello di Norimberga del Novembre 2014, dove presenteremo lo sviluppo di prodotti nuovi rivolti al settore industriale.
Più avanti avremo una serie di conferenze in Toscana e nel resto dell’Italia, con l’obbiettivo di proporre la nostra tecnologia a chi vuole investire, sia dal punto di vista finanziario che tecnico, insieme a noi.

 

Troverete l’intervista integrale all’interno della nostra sezione podcast!

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Recensione dei nuovi beacon iBlio

Continua il nostro viaggio tra i beacon Made in Italy. Ospite di oggi è la iBlio, una giovanissima società di Torino, la quale ha sviluppato i suoi primi beacon proprio nel 2015. La vera forza di iBlio è la collaborazione con Google per lo sviluppo di beacon per il physical web, ovvero i nuovissimi Uri Beacon.

Adesso basta con le presentazioni, e concentriamoci sui beacon.

I modelli inviateci da iBlio sono l’iBeacon 5315 e l’Uri Beacon 5315. Premettiamo subito che quelli inviati sono prototipi, per cui l’aspetto e la forma potrebbero essere differenti rispetto ai modelli definitivi.

Cominciamo subito con l’iBeacon 5315. Noi di beaconitaly lo abbiamo trovato un prodotto nella media. Non velocissimo nel farsi riconoscere, discretamente affidabile, il principale pregio lo ha nell’hardware, con l’antenna beacon ben protetta e una batteria di piccole dimensioni. Un grandissimo limite è nella sua programmazione, non esistendo un’app dedicata (e quindi bisogna utilizzare un’app generica per impostarlo) e non essendoci disponibilità degli SDK per gli sviluppatori

L’Uri Beacon 5315, invece, è un ottimo prodotto. Funziona benissimo, la struttura interna è ottima, in più sono a disposizione gli strumenti per gli sviluppatori, grazie alla partnership con Google. Questo aspetto è fondamentale, poiché gli Uri Beacon sono un prodotto recentissimo, e ancora devono essere scoperte tutte le sue potenzialità.

In conclusione se l’iBeacon è un prodotto ancora migliorabile, l’Uri Beacon si dimostra un ottimo prodotto su cui puntare, soprattutto per sfruttare le potenzialità del physical web.

 

*                                                                   Ibeacon 5315                         Uri Beacon 5315

Configurabilità:                                              6/10                                             9/10

Funzionalità:                                                   7/10                                             9/10

Hardware:                                                        7/10                                             9/10

Rapporto/Qualità prezzo:                         5/10                                           10/10

 

In copertina i prototipi della iBlio. In evidenza l’ottimo Uri Beacon.

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